Terno d’Isola Le motivazioni dell’ergastolo al trentaduenne. I giudici: nelle tre confessioni fornì dettagli sconosciuti e riscontrati, poi ritrattò con una versione inattendibile e toni canzonatori

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Un omicidio ideato e concretizzato con «estrema lucidità e freddezza assimilabili a quella di un sicario professionista». L’autore del delitto è Moussa Sangare, il 32enne che la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 uccise a Terno d’Isola Sharon Verzeni. Una donna che non aveva mai visto prima. Il 25 febbraio, la Corte d’assise di Bergamo ha condannato Sangare all’ergastolo, ritenendo sussistenti le aggravanti contestate dal pm Emanuele Marchisio. Tra queste, la premeditazione (Sangare, rientrato a casa dopo una serata con gli amici, uscì con un coltello pedalando per circa 40 minuti prima di realizzare il suo «proposito omicida») e i futili motivi da ricercarsi nelle sue stesse parole: «Noia e desiderio di adrenalina».

La pericolosità di Sangare Nelle motivazioni della sentenza si rileva la pericolosità sociale di Sangare, non solo per le modalità dell’omicidio. Si rimarca infatti come il 32enne, che aveva confessato per tre volte dopo essere stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, ha poi ritrattato «prospettando in modo quasi canzonatorio una versione difensiva palesemente inattendibile e inconsistente». L’atteggiamento di Sangare è stato «mistificatorio e ingannatorio, spudoratamente assunto nel corso del processo sin dalla prima udienza», anche di fronte alla presenza in aula della famiglia e del fidanzato di Sharon, ed è stato ritenuto dalla Corte «indice della radicale carenza di resipiscenza dell’imputato e corrobora e amplifica il giudizio negativo sulla personalità».