È una potente sensazione di nostalgia per ciò che conta nei rapporti umani e per il tempo rubato a piccole e grandi cose, che Brel, spettacolo di e con Anne Teresa De Keersmaeker e Solal Mariotte, lascia nel pubblico quando si riaccendono le luci in sala. Siamo allo Strehler di Milano per una delle ultime serate del Festival internazionale di teatro del Piccolo, Presente Indicativo.

Anne Teresa De Keersmaeker è alla sua prima volta allo Strehler: con la coproduzione di Brel, la coreografa dà il via alla sua presenza a Milano come artista associata del Piccolo, una scelta a cui plaudere. Riporta nella capitale lombarda una figura che insieme alla sua compagnia Rosas continua a illuminare il pensiero su cosa sia, nell’essenza più autentica, la danza. Corpi mai tutti identici, corpi «persone» in cui tutto ciò che è suono, da Bach alle canzoni di Joan Baez, da Steve Reich a Vivaldi (si ricordi tra i lavori più recenti di De Keersmaeker Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione su Le quattro stagioni di Vivaldi creato in tandem con Radouan Mriziga), instaura con gli interpreti un dialogo mai asettico tra singole individualità.

Per Brel De Keersmaeker è in scena con Solal Mariotte, strepitoso danzatore, nato con la breakdance, cresciuto nel contemporaneo al P.A.R.T.S. di Bruxelles, la scuola fondata da Anne Teresa, dal 2023 tra i membri di Rosas, anch’egli coreografo di lavori indipendenti. Il titolo dello spettacolo rimanda a Jacques Brel e a quel mondo pieno di poesia, di storie di vita, di politica, di amore, di sentimenti e di solitudine, di amicizia e di paesaggi e di balli e di abbracci e di addii che vive nei testi e nella musica del cantautore francese.