Tedesca, 56 anni, la sassofonista Angelika Niescier è fra i protagonisti più in vista e consistenti della scena improvvisativa europea: il trio con cui si presenta a Moers, con le americane Tomeka Reid al violoncello e Eliza Salem alla batteria, testimonia delle sue intense frequentazioni con musicisti d’oltre Atlantico. Suonano nella corte del castello, lo Schlosshof: è proprio lo Schlosshof, nel centro storico, che nel ‘72 è stato la culla del festival di Moers.
Negli anni settanta Moers è stata un faro in Europa per l’improvvisazione radicale del vecchio continente e il free e post-free d’oltreoceano, e in particolare la “scuola” di Chicago; negli anni ottanta ha poi documentato tempestivamente le nuove effervescenze newyorkesi, noise, no wave, free-funk, ecc. Il jazz d’avanguardia del trio di Niescier è in linea con la grande tradizione della rassegna; e anche l’atmosfera è quella dei vecchi tempi: alle otto di sera la corte del castello è stipata di spettatori, seduti su sedie, su seggiolini portati da casa, sui gradini, per terra, o in piedi. A occhio saranno quattrocento persone, e gli organizzatori chiudono l’accesso. Di diverso rispetto agli anni ruggenti di Moers c’è solo un piccolo dettaglio: nella stragrande maggioranza è un pubblico anziano, prevalentemente maschile, ma anche molte coppie. Un pubblico di singolare omogeneità antropologica: l’aria è da ex fricchettoni, ed ex fino ad un certo punto, con molti uomini che conservano i capelli lunghi, inesorabilmente grigi, e alcuni irriducibili che girano a piedi nudi. Probabilmente non ci si sbaglia a pensare che molti di loro sono i giovani dei primi decenni del festival.










