Docente di Economia politica all’Università di Camerino, Rinaldo Evangelista è coautore con Lia Pacelli di Lavoro e salari in Italia (Carocci), che guarda al declino di lungo periodo dei salari reali e al deterioramento delle condizioni lavorative negli ultimi decenni, tanto da aver portato ad una vera e propria emergenza sociale nel paese.
Professore, la fotografia del primo trimestre dell’anno fatta dall’Istat resta ancorata a tassi di crescita positivi ma strutturalmente modesti e ben sotto l’1%, come osserva il governatore di Bankitalia Fabio Panetta.
Continuiamo a galleggiare grazie al Pnrr, le stime indicano che in questi anni ha portato a un aumento del Pil di più dello 0,5% annuo. Ora le cose possono solo peggiorare, perché nuove politiche Ue di flessibilità non sembrano all’orizzonte. E il fatto che anche la Germania sia ferma non aiuta certo l’economia italiana.
La parola magica che aprirebbe la porta di una vera crescita sembra essere «produttività», troppo bassa per imprimere una svolta a causa della scarsa innovazione.
Quello della produttività è un problema di medio-lungo periodo, dovrebbero essere messe in cantiere politiche legate all’innovazione e alla formazione. Ma su questo fronte i singoli paesi hanno ben poche carte a disposizione, perché fondamentalmente le materie sono di competenza europea. Si dovrebbe assumere consapevolezza a livello Ue. Ma l’asse franco-tedesco, che dovrebbe fare da traino, pensa ad altro, la Germania guarda al riarmo.









