«Sì, si vedono molte cose strane nei viaggi in Oriente». Soprattutto in questo caso: «Ciò che colpisce a prima vista sono la calma e la dignità dei persiani, talmente diversi dalla folla araba o turca, sempre rumorosa e agitata, dai facchini che vi strappano di mano le valigie, che urlano e gesticolano. I persiani sono di razza ariana, qui nessuno si affretta e perché?». Da quel momento «la nostra frenetica vita europea si fermò, nessuno aveva fretta, d’altronde per fare cosa?» Siamo o non siamo «nel paese in cui il tempo era scandito dai battiti del cuore e dai tramonti»? Dove si può completamente «perdere la nozione del tempo» e percepire «una strana psicologia dello spazio»?

A scrivere questi ricordi è il polacco Tadeusz Skowroński, capo della sezione del Vicino Oriente del Ministero degli Affari Esteri a Varsavia. È appena arrivato con una nave «dal bellissimo nome Komunist» nel porto di Anzali, già Pahlavi, oggi Bandar-e Anzali sul Mar Caspio. È un diplomatico di nobili origini inviato in Persia – come allora si chiamava – a rappresentare lo Stato polacco all’incoronazione di Reza Shah, un generale asceso al potere dopo la Prima guerra mondiale che, nella sua scalata al dominio assoluto sui persiani, ha prima fatto deporre l’ultimo scià della dinastia Qajar, costringendolo a emigrare in Europa, e poi nel dicembre 1925 si è proclamato re. E il 25 aprile 1926 si incorona scià di Persia, il primo della dinastia Pahlavi da lui fondata.