Quanto è utile e cosa può rivelare una statistica? Sapendo leggere e interpretare bene i numeri si possono orientare le decisioni politiche? La storia e la democrazia di un Paese passano anche attraverso le rilevazioni statistiche? A queste e ad altre tantissime domande risponde Linda Laura Sabbadini – quarant’anni passati all’Istat, Istituto nazionale di statistica, ricoprendo dal 2000 al 2023 anche il ruolo di direttrice – nel libro Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia (Marsilio Editore, euro 20).

Sabbadini, scrive nell’introduzione che «la statistica è un esercizio di libertà, dai fake numbers, i numeri falsi prodotti ad arte per ingannare l’opinione pubblica, e dalla manipolazione dei dati». Si spieghi meglio, magari con qualche esempio…

La statistica ufficiale è un bene pubblico preziosissimo. Deve essere di qualità. Bisogna curarla molto metodologicamente e difenderla nella sua autonomia e indipendenza. Nella storia ci sono stati molti attacchi alla sua indipendenza da parte di governi in altri paesi perché i numeri sono scomodi per il potere. Ne ho narrati vari nel libro. Ne posso citare due che nel libro non ho riportato perché era già in stampa: Trump ha licenziato la direttrice del Bureau of Labour statistics, perché a lui non garbavano i dati; Putin ha cominciato a premere perché gli indicatori demografici non fossero diffusi frequentemente, per occultare i morti in guerra. Ai tempi di Stalin, invece, il direttore delle statistiche venne fucilato perché aveva pubblicato i risultati del censimento che dimostravano i sei milioni di morti che c’erano stati in Ucraina a causa sua. Senza arrivare a queste situazioni gravi c’è un problema generale in politica: si usano i numeri non per comprendere e agire per migliorare la situazione, ma per piegarli alle proprie tesi.