Milano, 10 settembre 2025 – La statistica non gode di buona fama. Perché è fatta di numeri e i numeri, se li torturi abbastanza a lungo, confessano qualsiasi cosa. Nella vita reale non esiste l’uomo medio. L’individuo è un intrigo incomprensibile che solo aggregandosi diventa certezza matematica. E si potrebbe andare avanti per ore. Oppure incontrare Linda Laura Sabbadini, a lungo direttrice dell’Istat, in prima fila nel rinnovamento radicale di una scienza che raccoglie dati per capire chi siamo e dove andiamo. Grazie a lei la statistica diventa simpatica perché tira fuori un’Italia insospettabile dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica. Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia (Marsilio) è anche la sua biografia. La testimonianza di una vita passata a rincorrere percentuali per abbattere, oltre alle fake news, i fake number e le insidie alla democrazia. Quei numeri rendono visibile l’invisibile. Per esempio che nel 2006 più di 6 milioni di italiane confessarono di avere subito maltrattamenti sessuali almeno una volta nella vita.

Si deve a lei l’avvio della prima indagine sulla violenza di genere: grazie.

"È stata dura. Non puoi fare domande di questo tipo perché la percezione del danno fisico o psicologico non è condivisa e codificabile. Uno schiaffo, un insulto: per tante è difficile chiamarla violenza se viene dal compagno di una vita. Abbiamo impiegato 5 anni prima di trovare un metodo. Ed è stato descrivere i tanti tipi di atti di violenza senza chiamarla violenza. La parola stupro o ricatto sessuale stava nascosta lì. In superficie emergevano solo le denunce".