Quella sera del 28 giugno 2023, la sua prima volta al Maradona, fu davvero speciale per Tiziano Ferro: «Napoli in festa per il terzo scudetto, mi regalarono una maglia azzurra con il numero 10 di Diego Armando ed il mio nome, Massimo Ranieri mi donò le sue bretelle, il pubblico mi riempì d’amore». Ma quella notte fu speciale anche per un altro motivo: «Io me ne vado via/ lascio il cuore a Napoli/ Non ho più rimorso/ almeno da novembre dell'anno scorso». «Ho scritto quei versi di getto tre anni fa allo stadio, in quel momento accettai quello che mi stava succedendo. Sapevo di andare incontro a una separazione, ma fino a quel momento non volevo accettarlo», conferma il divo di Latina.
Parli del divorzio da Victor Allen. «Sì, sapevo che cosa stava per succedere, ma l’ho realizzato davvero solo quel giorno». Cristiano De André: «I miei amici morti per l'eroina, mio padre voleva facessi il veterinario»È nata così «A Napoli», uno dei brani inediti della versione extralarge del tuo album dell’anno scorso, «Sono un grande», in uscita oggi nel formato fisico, ma già disponibile sulle piattaforme. «Sì, tutto è iniziato da lì, è il primo pezzo che ho scritto per quell’album, anche se, paradossalmente, ne è rimasto fuori. Non volevo lo fagocitasse, non volevo diventasse il tema centrale di quel lavoro». Il testo è drammaticamente intimo: «Resto parcheggiato lì/ in doppia fila sulla tua scrivania/ Senti, fai il favore, non chiederlo più/ non manipolarmi più/ Perché c'è un limite anche se cadi a pezzi/ e poi comunque dimmi a chi cazzo credi interessi/ uno di quasi cinquant’anni ancora ostaggio dei complessi». Ti sentivi manipolato? «Avevo già parlato di come mi sentissi prigioniero sino ai limiti dell’autolesionismo. La malattia mentale deve essere affrontata come una malattia, non può essere uno stigma. Il narcisismo è una patologia». Va meglio adesso? «Quella sera a Napoli mi ha dato la forza di tirare fuori tutto questo, chissà come sarà tornare al Maradona, adesso». Appuntamento il 23 giugno, anche se non canterai «A Napoli». «Vediamo, per ora non è in scaletta, ho deciso di fare solo i pezzi usciti come singoli». Intanto stasera scaldi i motori con il debutto a Lignano Sabbiadoro. Che show hai preparato? E quanti/quali degli ospiti della nuova versione di «Sono un grande» vedremo al tuo fianco? «Vedremo data dopo data, ma se non c’è qualcuno io la canzone incisa con lui non la faccio. Non sono collaborazioni casuali: Giorgia ha scritto la sua strofa in “Superstar”, senza di lei quel brano non ha senso. Per adesso so già che Lazza sarà il 6 a San Siro, dove il 7 arriveranno anche Ditonellapiaga e Shiva, Giorgia mi ha giurato sulla sua gatta di venire a Roma, all’Olimpico, come Ariete. Per il resto vedremo». «XXverso» è la nuova versione di «Perverso» con Ditonellapiaga: «Sono un padre perso, dico ciò che penso, dico se mi piaci e vaffanculo ai fasci», canti. Non ci vai giù leggero, visto che non parli di friarielli. «Sono arrivato ad un’età che mi porta a esprimermi in maniera più diretta. Prima dicevo: non se ne può più. Adesso direttamente vaffanculo. Parlo della cosa che mi sta più a cuore nella mia vita, i miei due figli. Ho fatto un progetto di vita, è stato sbagliato e rimango in America perché altrimenti quel nostro errore lo pagherebbero loro. Hanno due tutori che potrebbero assisterli in qualsiasi momento, in Italia non sarebbe così. Vogliono punire me? I gay? Ammesso e non concesso, come si possono penalizzare i diritti di due bambini. Per questo resto a Los Angeles: guardo all'Italia con nostalgia, anche se non mi piace la deriva sui diritti civili. Mi manca, mi mancano i miei amici, la mia famiglia, l’atmosfera, l’atteggiamento nei confronti delle persone. All’Italia che festeggia 80 anni di Repubblica, direi che mi manca, ma forse anche io manco a lei. Ci facciamo bene a vicenda». Shiva divide con te «Felici a metà», nel suo disco avevate già duettato «Il bacio di Giuda». Nessun disagio per i suoi problemi con la legge? «Mi piace molto come artista, ho capito che cosa aveva combinato solo guardando la sua intervista a “Belve”. Quello che ha fatto è sbagliato e non si deve fare, ma ha reagito a un’aggressione ed ha pagato e pagherà il suo debito in un tempo di vigliacchi in cui nessuno paga niente. Ora lasciamolo in pace». «Sono un grande» era, ed è ancor di più in questa versione deluxe un’ammissione di maturità, di accettazione dell’età adulta. «Con due figli ormai sono sempre incasinato, ma quando salgo sul palco posso sfogare tutto, lo show sarà suonato, con il corpo di ballo hip hop, con una signora band, canzoni nuove e vecchie e schermi come non ne ho mai visto, chiudendo con “Xdono”, che compie 25 anni, gli stessi anni di carriera che festeggerò il 21 giugno. Voglio che chi viene a sentirmi se ne vada convinto di aver fatto la scelta migliore possibile: ci sono tanti che cantano meglio di me, in America ne ho la dimostrazione quotidiana, ma magari la mia empatia funziona, le cose che ho scritto mi hanno regalato questo privilegio». Altri progetti? «Con la canzone giusta mi piacerebbe partecipare in gara a Sanremo. Sono cambiato, mi sento più sereno, non soffrirei più la competizione. Giorgia ci ha insegnato che non essere tra i primi cinque non è un problema. Carlo Conti mi aveva invitato, ma stavo per uscire con il disco e non potevo fermare tutto: ci lavorano cento persone, con cento famiglie da sostenere». E il film tratto dal tuo romanzo «La felicità al principio» diretto da Francesco Amato, già regista di Imma Tataranni»? «Abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura, entrerà in produzione nel 2027. Non abbiamo ancora scelto il cast, però mi piacerebbe da morire Riccardo Scamarcio come protagonista. Ma anche Alessandro Borghi».













