Il ritorno di Tiziano Ferro con Sono un grande si completa con un tour negli stadi. Dodici live (tre già sold out), dieci città, da nord a sud, con una scaletta che ripercorre 25 anni di una brillante carriera
Il ritorno di Tiziano Ferro con Sono un grande si completa con un tour negli stadi. Dodici live (tre già sold out), dieci città, da nord a sud, con una scaletta che ripercorre 25 anni di una carriera che lo ha portato ad essere prima un avanguardista puro, portando il pop decisamente oltre i confini della canzonetta all’italiana, in una zona che ancora oggi è abitata da pochissimi artisti del circuito nostrano, poi ha solidificare così tanto questa posizione da prendersi un posto tra i big assoluti della musica italiana, grazie anche a canzoni che sono entrate nel DNA della nostra cultura pop.
Col progetto Sono un grande si torna stilisticamente indietro nella cronologia della tua musica…
«No, no, festeggio solo i 25 anni, in realtà questi pezzi deluxe dovevano uscire per i 20 anni, per questo le due “X” in più nel titolo, però i 20 anni cadevano durante la pandemia, allora abbiamo scelto i 25, ma è stato proprio un caso. Non c’è nessun recupero, io non ho mai avuto questa esigenza, mai battuta questa pista. Te lo dico con una crudeltà spietatissima nei miei confronti: anche se ho venduto milioni e milioni di dischi, a me di ripetere Xdono, di ripetere Sere nere, non me ne frega assolutamente niente. Non ho mai provato a fare Sere nere 2. Sarebbe patetico provare a rifare Rosso relativo, anche fare una canzone nuova che sembrasse quella, perché sinceramente so che non mi riuscirebbe. Se agli altri può sembrare così, un po’ mi dispiace, dico la verità, perché non è così. A me la musica diverte, il foglio bianco è una bella opportunità che mi diverte. Io provo sempre a fare qualcos’altro, qualcosa che mi ispira, poi magari non mi esce sempre, però non c’è quel tipo di intenzione».












