Verona è scesa in piazza e si è messa in marcia. Oltre duemila persone hanno attraversato la città rispondendo alla “chiamata alla pace” del Comune e della Chiesa. Il sindaco Damiano Tommasi, rivendicando il suo status di obiettore di coscienza, ha ribadito l’impegno di Verona ad essere città della pace. Il vescovo Domenico Pompili ha detto che chiunque usa il nome di Dio per giustificare guerra e violenza, bestemmia.
Il programma politico assunto è stata la Campagna “Un’altra difesa è possibile” per l’istituzione della Difesa civile non armata e nonviolenta. In vista del 2 giugno, sono stati ricordati i fondamenti della Costituzione: il ripudio della guerra e il dovere di difesa; dunque la necessità di una difesa che costruisca la pace, come ha detto Papa Leone: «Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace».
Laici, non credenti, fedeli di ogni religione e confessione: tutti insieme per dare corpo alla Verona ponte di dialogo. Proprio le città sono l’obiettivo privilegiato delle guerre in corso, come accade a Kiev, Beirut, Teheran, Gaza, Damasco, Kabul e Goma, dove i civili sono le vittime designate.
E dunque i civili sono i resistenti, coloro che per primi ripudiano gli strumenti di morte; le città, per vocazione, sono i luoghi della convivenza, della pace che cresce dal basso. La guerra la fanno gli eserciti, la pace la costruiscono i popoli.









