"Ferretti Group? La situazione è molto delicata. E' però un'azienda privata e quindi ci possono piacere o meno le scelte che fa il privato, ma l'azienda resta comunque privata… Il governo farà in modo che la proprietà rimanga in un'area di influenza nazionale, europea occidentale, però, dopo di che… Le leggi che ci siamo dati lasciano libertà di scelta sul proprio patrimonio… La verità è che se noi come Europa non torniamo a pensare di avere le stesse regole in vigore negli altri Paesi finiremo per essere, e già lo siamo, un grande supermarket. E questo non possiamo permettercelo". Così il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi ha risposto alla domanda su come vede la vittoria della lista cinese che fa capo a Weichai nella corsa per il rinnovo del consiglio d'amministrazione di Ferretti Group, che ha visto uscire di scena il Ceo Alberto Galassi e consiglieri come Piero Ferrari e Stefano Domenicali, sostenuti da una lista guidata dal milionario ceco Karel Komarek. Il futuro è adesso L'intero intervento - riportato in calce - è stato pronunciato dal viceministro nell'ambito del talk di apertura della terza edizione del Blue Design Summit, un appuntamento che fa di La Spezia un luogo di dibattito e confronto sul design dedicato alla nautica, ma non solo. Il team portante di questa edizione è stato quello del "futuro è già adesso", vale a dire di come sia necessario anticipare le visioni al presente per progettare barche, interni, attrezzature, ma anche coste, città e luoghi di produzione anche e soprattutto sostenibili. Al centro dell'evento anche il ruolo di punta esercitato dal "Miglio Blu", un fortunato marchio che concentra appunto in un miglio a levante della linea costiera della città ligure alcune delle realtà produttive più prestigiose della nautica globale, in particolare degli yacht di grandi dimensioni. Una fascia di mercato, quella dei superyacht, che vede l'Italia leader mondiale. Un marchio fortunato, ma anche un'area che innova, sperimenta, costruisce, forma, offre occupazione ed esporta e che si trova, attualmente, ad affrontare una seria carenza di spazi produttivi. Da qui, il dibattito sulla possibilità a questi gruppi di abitare o quantomeno co-abitare aree come quella dell'Arsenale militare, oggi solo parzialmente occupato dalla Marina militare, ma anche altre sulla linea del mare e comprese in porzioni interne della città. Una prospettiva che la politica locale, dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci al sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini, si è detta disposta ad affrontare. L'intervento di Rixi Il viceministro ha parlato ancora del caso Ferretti Group, rispondendo a una domanda. "Mi sono sempre augurato e mi auguro che l'azienda rimanesse e rimanga nell'ambito del sistema economico nazionale, perché è un'azienda leader… Io ho lavorato per 12 anni nel settore della moda quando la moda era ancora italiana: dico ancora italiana perché oggi è rimasto il design e poco altro, perché i nostri imprenditori trovavano conveniente andare e vendere le proprie aziende in Cina. Così, un intero settore lo abbiamo perso. E allora, dico: attenzione, perché spesso le soluzioni di breve corto periodo non sono le soluzioni per problemi di lungo periodo. Io vorrei investire per consentire ai miei figli e ai miei nipoti di restare a vivere e lavorare sul mio territorio nazionale, di fare quello che ci hanno insegnato i nostri padri, cioé di vivere, lavorare, magari sacrificandosi, affrontando disagi per lasciare qualcosa di meglio alle future generazioni. E un po' questo spirito l'Europa lo ha perso, mentre prevale il tutto subito e velocemente". Il passo successivo è sulla burocrazia. "Ci siamo creati anche una burocrazia che non aiuta. Questo non vuol dire che voglio che le aziende private diventino statali, ma è vero che fare l'imprenditore in Italia è complicato: e questo non aiuta affinché le aziende rimangano in capo a famiglie o imprenditori italiani. E l'Europa in questo non ci aiuta…Anche questa idea che bisogna essere aperti a tutti quando gli altri Paesi con noi non sono aperti per niente…”. E ancora: “Parliamo di Ferretti Group, ma io oggi uno dei problemi più grandi che ho nel indire ad esempio l'appalto nuovo sul Ponte sullo Stretto vuol dire assegnare quell'opera ai cinesi e non agli italiani. Io non so se un Paese come il nostro che è il secondo paese manufatturiero europeo e che è nato con le opere pubbliche, opere ci hanno fatti conoscere in tutto il mondo, possa rischiare di finanziare i propri concorrenti, nonostante abbia aziende in grado di fare grandi opere, solo perché abbiamo costi più elevati e le nostre imprese non possono fare determinate offerte… Capisco che in un ecumenismo globale abbia senso, ma nella difesa del nostro settore industriale non ne ha molto". La nautica è al centro del tema. "Abbiamo bisogno a livello europeo di tornare ad essere un continente aperto con gli altri che vuol dire avere le stesse regole e non darci le regole degli altri perché se no ci azzoppiamo da soli. Questo vale anche per aziende come quelle della nautica, perché il settore dei maxiyacht non è nazionale, ma globale: il 90% delle commesse è fatto da persone che vivono dall'altra parte del mondo e che decidono di venire in Italia perché ci trovano più capaci di altri. Ma se domani trovano lo stesso di produzione altrove da noi non vengono più. Ecco perché dobbiamo tutelare le nostre produzioni”. "Parliamo di questo tema per la nautica perché è un settore che sta crescendo, ma se oi perdiamo i settori che crescono non cresceremo più. E' un'attenzione che abbiamo sollevato anche a livello europeo, è un'attenzione generale strategica per il futuro perché se vogliamo un futuro nella marittimità dobbiamo evitare prima di tutto quello che è successo negli Usa dove non hanno più un cantiere navale". Infine, il valore della cultura del mare italiana. "Noi i nostri cantieri dobbiamo tenerceli, sia quelli commerciali sia quelli della nautica da diporto. Perché è lì che si formano le maestranze, ma soprattutto la cultura del mare, un qualcosa che è quasi una vocazione e che se non si crea dentro le persone… si può avere il migliore ingegnere del mondo, ma poi quello stesso ingegnere non è in grado di progettare un prodotto in grado di essere competitivo sul mercato mondiale. Perché si riesce solo con la passione e con l'amore a fare quel qualcosa di più che qualcuno definisce design, qualcuno innovazione tecnologica, qualcuno un mix di entrambe, ma che è la differenza che ha un prodotto italiano rispetto a quelli di altre nazioni. Dietro c'è un insieme di elementi che comprendono anche le che vuol dire anche avere una qualità di risorse umane. E' questo il problema quando perdi la produzione, la proprietà o la cultura italiana all'interno di alcune aziende: se l'azienda non respira più quella cultura non è più la stessa azienda. E questo lo dico non perchè sono un nazionalista desueto, ma perché è la storia del nostro Paese, dell'industria italiana".