di
Antonio Macaluso
«Non sarei certo un bravo CEO se decidessi di spostare altrove le produzioni di un gruppo così fortemente italiano, un brand che ha un’anima così definita»
Che futuro si prospetta per il gruppo Ferretti? Quali saranno le strategie a breve, medio e lungo termine? E, domanda che passa di bocca in bocca, forse pettegola ma intrigante, nell’affollato perimetro dell’Arsenale di Venezia, dove è in corso la settima edizione del Salone Nautico, potrebbe ridursi il suo tasso di italianità? Il finale della feroce battaglia che si è combattuta per il suo controllo autorizza in qualche misura un quesito che poggia sulla considerazione di un controllo più marcato da parte dello storico socio cinese realizzato a colpi di acquisti di azioni e cambiando il capo azienda italiano Alberto Galassi per sostituirlo con Stassi Anastassov, nato in Bulgaria ma con passaporto svedese e svizzero? Una scelta di alto profilo, sicuramente - il nuovo CEO arriva da esperienze come Procter & Gamble e Duracell – ma che stimola la curiosità sulle sue prime mosse.
In questa prima uscita del gruppo, in un Salone che ha sempre considerato “casa sua” e dunque con una presenza massiccia, Anastassov lo incontriamo su uno dei gioielli del gruppo, un Pershing, e l’uomo si rivela per quello che è: un manager di statura internazionale, con una visione del mondo maturata girandolo, quel mondo, e una passione che emana con scioltezza e simpatia. «Le persone che si pongono questa domanda, forse non mi conoscono. Io oggi sono il CEO di questo gruppo, un uomo di brand e di marketing e so bene che l’Italia è la terra madre della nautica mondiale. Questo paese ha enormi capacità: ha i migliori artigiani, i migliori cantieri. Quindi mi chiedo: come mai potrei pensare di snaturare l’anima italiana di un gruppo così profondamente radicato nel territorio».








