Il Psg è l’ultimo ostacolo lungo la strada della Premier League per completare uno straordinario en plein che consacrerebbe il primato incontrastato della lega inglese, dopo i trionfi di Aston Villa (Europa League) e Crystal Palace (Conference): alla finale di Champions a Budapest, in campo i campioni in carica contro l’Arsenal, l’ardua sentenza. Se a livello di campionati domina la lingua di Shakespeare, in panchina trionfa Cervantes: come Rafa Benitez dixit a Repubblica, con Luis Enrique da una parte e Mikel Arteta dall’altra, la scuola tecnica spagnola conferma di essere oggi la più avanzata e la più ricca di allenatori.

Il Psg cerca il bis dopo il trionfo del 2025. L’Arsenal vuole provare l’ebbrezza di sollevare per la prima volta la coppa dalle grandi orecchie, sfiorata il 17 maggio 2006, quando i Gunners di Arsène Wenger persero 2-1 la finale contro il Barcellona, allo Stade de France di Parigi. Il match fu segnato dall’inferiorità numerica dell’Arsenal, in dieci dal 18’ per l’espulsione del portiere Lehmann. Nonostante l’uomo in meno, i Gunners al 37’ passarono in vantaggio con Sol Campbell. La resistenza della squadra inglese fu abbattuta dall’1-1 di Eto’o al 76’, in posizione di fuorigioco. All’80’, inesorabile, arrivò il 2-1 di Belletti. In campo, con i Gunners, c’era il diciannovenne centrocampista Cesc Fabregas. Sulla panchina blaugrana, regnava l’ex milanista Frank Rijkaard. Sembrava, per lui, l’inizio di una folgorante carriera da allenatore, ma le cose sono andate diversamente. Otto anni dopo, nel 2014, l’addio al calcio. Oggi cura le pubbliche relazioni e gestisce un ristorante di cucina italiana a Utrecht. Il socio è un’altra vecchia conoscenza: Marco Van Basten.