Un quinto grado di giudizio per Peppino Daponte, 65 anni di Lamezia, accusato dell’omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Pietro Bucchino, il 32enne raggiunto da cinque colpi di pistola calibro 38 la notte del 10 novembre 2003 in località Savutano, frazione di Sambiase nel Comune di Lamezia Terme. La Corte di cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di assise e appello di Catanzaro che il 17 luglio dell’anno scorso aveva assolto l’imputato per non aver commesso il fatto, mentre il sostituto procuratore generale aveva invocato la conferma a 30 anni di reclusione. Quel giorno sono state ribaltate le due condanne a 30 anni sentenziate dal gup distrettuale e dai giudici di secondo grado, cui poi è seguito un primo annullamento con rinvio della Cassazione che aveva disposto un nuovo processo di appello conclusosi con un verdetto assolutorio. La vicenda giudiziaria sembrava ormai chiusa, ma un secondo annullamento con rinvio ha riaperto “la partita” rispetto ad un omicidio su cui ancora a 23 anni dal fatto non si è riusciti a individuare il killer. Ci sarà quindi un ennesimo processo di secondo grado.

Il movente dell’omicidio

Secondo le ipotesi accusatorie, la vittima andava punita, perché avrebbe agito “in maniera autonoma nel settore dei reati contro il patrimonio” in un’area territoriale sottoposta alla protezione e al controllo estorsivo della cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. L’imputato risponde non solo di omicidio aggravato dalle modalità mafiose, ma anche di detenzione illegale del revolver calibro 38 usata per il fatto di sangue. “Circostanze aggravate dal metodo mafioso e posti in essere per agevolare l’attività della cosca confederata nell’ottica dell’affermazione del potere incontrastato della famiglia Iannazzo-Cannizzaro-Daponte sul proprio territorio di competenza”. L’uomo, in concorso con altre persone allo stato non identificate, avrebbe esploso una raffica di colpi di pistola all’indirizzo del 32enne, alcuni dei quali lo hanno raggiunto in parti vitali del corpo senza lasciargli scampo. Un delitto, avvenuto tra le 21 e le 23.30 di quel 10 novembre di oltre venti anni fa e maturato nel quadro di una strategia criminale della cosca confederata Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, volta a mantenere l’incontrastato controllo del territorio sambiasino.