«All’interno del Casinò di Saint-Vincent non vi era alcun sistema di controllo del denaro contante cambiato in fiches e viceversa. Di più: il cambio del cash avveniva in maniera indiscriminata e illimitata sia ai tavoli da gioco sia alle varie casse». Tutto «senza identificazione del cliente (che alle casse neppure si vedeva stante la presenza del vetro specchio oscurato) e senza registrazione dell’operazione con l’unico limite – fin troppo facilmente eludibile - dei 5.000 euro per singola conversione; limite che addirittura, per espressa indicazione della casa da gioco che aveva disposto il divieto di cumulo, poteva essere eluso frazionando le operazioni». Sala gioco per riciclare denaro I giudici della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Torino - Costanza Isabella Goria, Lucilla Raffaelli e Irene Gallesio - impiegano un centinaio di pagine per raccontare perché da ieri mattina il Casinò di Saint-Vincent è stato messo in amministrazione giudiziaria, «perché diventato, negli ultimi anni, un ambiente facilmente permeabile a un alto livello di illegalità». Una decisione senza precedenti che accoglie la richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dell’Aggiunto Marco Gianoglio secondo i quali la sala da gioco era diventata un contesto utilizzato per un presunto riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi criminali.