Il progetto coinvolge ragazzi dai 12 ai 18 anni con fragilità psicologiche, aiutandoli a ritrovare fiducia in se stessi e a imparare un mestiere attraverso l'arte della pizza. Il racconto a Open dello chef
«Pizza-terapia». Fa sorridere sentirla nominare per la prima volta. Ma dietro questo nome c’è un progetto molto serio, nato per aiutare adolescenti con fragilità psicologiche a ritrovare fiducia in sé stessi attraverso qualcosa di semplice e concreto, fare una pizza e imparare così un mestiere molto richiesto. Succede a Brescia, nella pizzeria San Ciro dello chef napoletano Ciro Di Maio, dove farina e lievito sono diventati strumenti educativi e relazionali. Il progetto si chiama «Mani Im-Pasto» ed è nato insieme alla cooperativa Fraternità Giovani, realtà che si occupa di salute mentale in età evolutiva. «La pizza mette tutti a proprio agio ed è qualcosa che conosciamo tutti», spiega a Open Ciro Di Maio. «Ma dentro quel gesto c’è la collaborazione e la soddisfazione di vedere che sei riuscito a creare qualcosa con le tue mani», aggiunge.
Come funziona il laboratorio di pizza-terapia per i ragazzi
Il laboratorio di pizza-terapia coinvolge adolescenti tra i 12 e i 18 anni. Ragazzi che spesso convivono con ansia, isolamento, difficoltà relazionali o percorsi scolastici interrotti. Per loro, entrare in una cucina professionale significa uscire da spazi protetti e confrontarsi con un ambiente reale, ma senza sentirsi giudicati. «Si parte dalle basi. Impasto, lievitazione, stesura, ingredienti, cottura», racconta lo chef. Ma quello che conta davvero è il percorso e la relazione che si crea attorno al tavolo di lavoro. «Facciamo tutto insieme dalla preparazione dell’impasto fino alla pizza finita. E nel mentre piccole sfide come chi la fa più bella o più rotonda. È un modo per stimolarli e giocare sulla competizione ma senza farli sentire sotto pressione», spiega Di Maio.







