La deforestazione raggiunge i livelli più bassi dal 2019, mentre Petrobras rilancia le trivellazioni nel cuore della foresta. Il Brasile prova a tenere insieme transizione energetica ed espansione petrolifera, tra consenso politico e critiche ambientaliste
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Il laboratorio brasilianoIl punto critico della forestaLa nuova geopolitica verde
Per la prima volta da anni, dall’Amazzonia arriva una notizia che non parla soltanto di incendi, taglialegna illegali o pascoli strappati alla foresta. Secondo il nuovo rapporto della rete di monitoraggio MapBiomas, nel 2025 la deforestazione in Brasile è diminuita del 20,6% rispetto all’anno precedente, scendendo sotto la soglia di un milione di ettari distrutti. Nell’Amazzonia brasiliana il disboscamento ha raggiunto il livello più basso dal 2019. Un risultato politico, prima ancora che ambientale. Perché Luiz Inácio Lula da Silva aveva costruito parte del suo ritorno politico sulla promessa di riportare il Brasile dentro la diplomazia climatica internazionale dopo gli anni di Jair Bolsonaro, segnati dall’indebolimento dei controlli ambientali e dall’avanzata dell’economia estrattiva nella foresta.














