Nel corso del 2025 il Brasile ha ottenuto risultati significativi nel contrasto agli incendi boschivi che devastano la biosfera del Paese e mettono a rischio la sopravvivenza della fauna e della flora locali. In Amazzonia si è registrata la più piccola superficie bruciata degli ultimi 41 anni, con 3,1 milioni di ettari andati in fumo rispetto ai 15,8 milioni di ettari bruciati nel 2024. Nel resto del Paese la situazione è altrettanto incoraggiante. I 12,7 milioni di ettari di superficie territoriale colpiti dagli incendi sono il 31% in meno della media storica degli ultimi quattro decenni.

Il Pantanal, la zona umida più grande al mondo che si estende tra Brasile, Bolivia e Paraguay, ha fatto registrare la percentuale di superficie bruciata più bassa della serie storica ed anche la regione del Cerrado, pur segnata dagli incendi, ha visto una riduzione dei territori andati in fumo. A certificare i miglioramenti è stato il rapporto annuale sugli incendi pubblicato da MapBiomas, riportato da Vatican News, che si occupa di monitorare l’estensione annua della superficie territoriale bruciata con l’ausilio di immagini satellitari. Vera Arruda, ricercatrice presso l’Amazon Environmental Research Institute (IPAM) e coordinatrice di MapBiomas, ha dichiarato alla Bbc che “i dati del 2025 sono significativi e mostrano che è possibile bruciare la superficie incendiata del Paese” ma anche affermato che “il calo del 31 per cento rispetto alla media storica, dovuto in prima battuta al più basso numero di incendi registrati in Amazzonia negli ultimi 41 anni, è una notizia positiva ma non ci permette di trarre la conclusione che si tratti di un trend consolidato e nemmeno di ridurre le misure preventive”. MapBiomas ha reso noto che il fenomeno climatico di El Niño, che si sta formando nell’Oceano Pacifico e che influirà sul clima mondiale provocando un aumento delle temperature, potrebbe prolungare la stagione secca del 2026 ed aumentare il rischio di incendi.