A Taranto è il giorno del lutto cittadino per la morte di Bakari Sako. Esattamente venti giorni dopo l’uccisione del bracciante maliano per mano di un branco di ragazzini – era l’alba del 9 maggio. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha proclamato il lutto in concomitanza con la partenza della salma dalla città. "Quale segno di profondo cordoglio e di partecipazione al dolore della famiglia, della comunità maliana e di quanti lo hanno conosciuto, nonché come espressione del sentimento condiviso di sgomento e dolore che ha colpito l’intera cittadinanza tarantina", spiega. Ma il tempismo non piace a molti cittadini. Che sulle pagine del Comune contestano – chi con ironia, chi apertamente – l’attesa di tre settimane, prima dell’indizione di un lutto che in altre città, Lecce e Pulsano tra queste, si è fatto attendere solo pochi giorni.

"Alla buon’ora", scrivono. E ancora: "Ci siamo ricordati in calcio d’angolo"; "Aspettavi il trigesimo"; e c’è chi va per le brevi: "Troppo tempo ci è voluto, troppo. Finalmente". Il sindaco Bitetti già negli scorsi giorni era intervenuto più volte per ribadire che il lutto cittadino a Taranto ci sarebbe stato. I funerali del bracciante 35enne si sono svolti nello stabile che funge da moschea in forma strettamente privata: volere della famiglia. Che ha poi avviato l’iter per il trasferimento della salma in Mali, previsto per la giornata di oggi anche con il supporto delle istituzioni, oltre alle associazioni locali. Per tutta la giornata di lutto cittadino bandiere a mezz’asta e l’invito agli esercenti commerciali di abbassare le saracinesche di bar, negozi e altre attività lavorative dalle 12.00 per 30 minuti, come segno di vicinanza.