di
Marco Bonarrigo
Il c.t. a interim attacca i dirigenti e lancia i giovani per le sfide con Lussemburgo e Grecia: «Non ho il curriculum per restare, ma se siamo squadra vinciamo entrambe le partite. Ai ragazzi chiedo entusiasmo»
Silvio Baldini, 67 anni, sembra emozionato. Sincero, schietto, graffiante, mai banale, come quando prova a fornire una spiegazione alla crisi del calcio italiano: «Per me è semplice. Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano a interessi loro e non alla crescita del movimento. Mi diverto a chiamarli lestofanti e hanno in mano il filo di questo gioco».
Lei sarà c.t. a interim per le prossime due partite con Lussemburgo e Grecia. Pensa di avere una chance per rimanere anche in futuro?«Credo che per allenare la Nazionale che ha in bacheca 4 titoli mondiali, 2 europei e una medaglia d’oro all’Olimpiade ci vuole curriculum che non ho. So che molti fanno il tifo per me perché vedono un cambiamento, però non voglio fare il pavone altrimenti rischio una brutta figura. Ho chiaro in testa cosa voglio: partecipare e vincere all’Europeo Under 21 e andare all’Olimpiade. Se ci riuscissi, dopo sarebbe diverso. Ma adesso se coltivassi una speranza starebbe a significare che non credo nel merito. Chiariamo un concetto: se Gattuso non si fosse dimesso non sarei qua. Lui e Buffon hanno sempre avuto affetto e stima per me. Non mi piace sfruttare le disgrazie altrui».










