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Perché la startup italiana che si prefigge di combattere lo stress aziendale (usata anche dal Comune di Roma e accelerata da Cdp) stressa il Garante della Privacy. Sotto la lente dell’Autorità il plug-in che può rilevare linguaggio, emozioni e condizione dei dipendenti
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Una startup italiana di sole otto persone ha messo in piedi un algoritmo che ha allarmato il Garante della Privacy. Si chiama Myndoor e, stando a quanto si può leggere sui materiali ufficiali del sito, nasce dall’esperienza di un ex pilota militare “deluso dai metodi esistenti per la valutazione del benessere psicologico e la prevenzione degli incidenti. La sua esperienza diretta con i limiti dei sistemi tradizionali lo ha spinto a creare un approccio innovativo che potesse rilevare lo stress prima che diventasse un problema da gestire”. La realtà ha sviluppato un “modello di intelligenza artificiale in grado di rilevare lo stato di stress di una persona attraverso l’analisi della comunicazione, identificando i segnali precoci di stress psicologico”.
L’algoritmo di Myndoor sarà pure in grado di rilevare lo stress di una persona, ma sembra anche averlo aumentato negli uffici del Garante della Privacy. L’autorità ha infatti inviato un avvertimento dopo aver avviato motu proprio alcune verifiche “sul presupposto che, in base a quanto appreso dalle notizie di stampa, il sistema plug-in Myndoor sarebbe stato in uso presso numerosi enti della pubblica amministrazione”.







