Per due giorni, nelle sale del Bella Center di Copenaghen, manager farmaceutici, esperti regolatori, ricercatori e aziende tecnologiche hanno discusso di un tema che ormai attraversa tutta l’industria delle life sciences: come usare l’intelligenza artificiale per ridurre la complessità che rallenta lo sviluppo dei farmaci.
Il summit, promosso da Veeva — società specializzata in software cloud e servizi digitali per il settore farmaceutico — è diventato il punto di incontro di un comparto che si trova davanti a una sfida enorme. Nei prossimi anni arriverà un’ondata di nuove terapie senza precedenti, ma la maggior parte delle aziende non prevede di aumentare il personale. Tradotto: più studi clinici, più dati, più documenti regolatori, ma con le stesse risorse umane.
È per questo che l’intelligenza artificiale non viene più raccontata come una tecnologia sperimentale ma come uno strumento indispensabile per tenere in piedi un sistema sempre più complesso.
Durante l’evento, Veeva ha presentato Falcon, una piattaforma basata sull’Ia progettata per automatizzare parte dei processi clinici e regolatori. Ma al di là dei singoli prodotti, il messaggio emerso dai panel è stato soprattutto culturale: il settore farmaceutico deve smettere di aggiungere livelli di complessità e iniziare a semplificare.







