Gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati, nella lista della persone sotto sanzioni. Albanese era stata sanzionata nell’estate del 2025 per le sue posizioni critiche contro le politiche di Israele e degli Stati Uniti e questo ha comportato per lei e la sua famiglia il congelamento dei fondi nel paese e il divieto di ingresso e di fare transazioni commerciali. I suoi familiari avevano fatto appello contro la decisione e il 13 maggio un giudice distrettuale aveva effettivamente concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni. L’amministrazione Trump però ha fatto appello e ora il nome di Francesca Albanese è tornato nella lista degli “specially designated nationals” (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense.Le sanzioni Usa contro Francesca AlbaneseFrancesca Albanese dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. In questi anni, e tanto più dopo il 7 ottobre 2023, è stata tra le voci più lucide nel denunciare i crimini israeliani nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, a usare la parola “genocidio”, poi adottata anche dalle stesse Nazioni Unite e da altre organizzazioni non governative, e a sostenere il lavoro della Corte penale internazionale contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e altre figure politiche e militari. Allo stesso tempo Albanese ha messo in risalto i governi e le aziende, molte parte di Big Tech, collaboratrici in modo più o meno diretto di Israele e quindi parte della cosiddetta “economia del genocidio”.Francesca Albanese si è ritagliata una presenza importante nel dibattito pubblico nel campo dei diritti umani e le sue posizioni le hanno causato l’ostilità dei governi di Israele e degli Stati Uniti, oltre che di altri paesi alleati di Tel Aviv, compresa la sua Italia. Nel luglio 2025 Marco Rubio, Segretario di Stato americano, ha annunciato l'imposizione di sanzioni a Francesca Albanese per una sua presunta collaborazione con la Corte penale internazionale (Cpi) “nel prendere di mira cittadini statunitensi e israeliani”, accusandola di “attività faziose e malevole” e di “un antisemitismo sfacciato”, “espresso sostegno al terrorismo” e “un aperto disprezzo per gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente”. L’iscrizione nella lista degli “specially designated nationals” (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense ha comportato per Albanese, che ha legami familiari stretti con gli Stati Uniti, il congelamento dei suoi fondi nel paese, il divieto di intrattenere relazioni commerciali con enti statunitensi e il divieto di ingresso sul territorio.Il dietrofront di TrumpLe sanzioni contro Francesca Albanese hanno avuto un impatto pesante sulla sua quotidianità e su quella della sua famiglia. Ed è per questo che a febbraio i suoi familiari hanno intentato una causa a suo nome all’amministrazione Trump con l’accusa di negare il suo diritto di parola garantito dal Primo emendamento della Costituzione statunitense.“In sostanza, questo caso verte sulla questione se gli imputati possano sanzionare una persona – rovinandole la vita e quella dei suoi cari, inclusa la figlia cittadina statunitense – perché non sono d'accordo con le sue raccomandazioni o temono la sua capacità di persuasione", una delle parti del documento depositato in tribunale. La svolta è arrivata il 13 maggio, quando il giudice distrettuale della Columbia, il conservatore Richard Leon, ha stabilito che le sanzioni comminate contro Francesca Albanese potrebbero effettivamente aver violato il Primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà di espressione e ordinando la sospensione temporanea di queste misure.“La decisione provvisoria del giudice statunitense mi dà un po' di respiro, ma la battaglia non è finita”, ha commentato Francesca Albanese. Il 20 maggio il suo nome è stato tolto dalla lista degli “specially designated nationals” (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense ma l’amministrazione Trump ha annunciato ricorso. E il 27 maggio il suo nome è ricomparso e le sanzioni nei suoi confronti sono state reintrodotte. Un collegio di tre giudici della Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha infatti emesso un'ordinanza di sospensione amministrativa, per motivi procedurali, della sentenza del giudice Leon.Le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese hanno ricevuto condanne eterogenee nel corso dell’ultimo anno. Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty international, le ha definite “un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale”. Anche diverse realtà giuridiche, come l’associazione dei giuristi per il rispetto del diritto internazionale (Jurdi), si sono mosse a tutela della Relatrice speciale dell’Onu.