Prima ancora di una medaglia, nello sport c’è una porta. A volte è aperta, a volte no. Dipende da quanto costa entrare, da quanto è lontana una palestra, da come è fatto uno spogliatoio, da chi allena, dalle parole che si sentono intorno, dal corpo che si ha, dalla famiglia da cui si arriva, dalla disabilità con cui si convive, dall’identità che si porta. La nuova Carta Etica dello Sport, presentata oggi alle 18 al Sermig di Torino, parte da questa consapevolezza: lo sport è un diritto solo quando viene reso davvero praticabile.
La regia della nuova Carta Nel percorso di aggiornamento della Carta ha avuto un ruolo centrale Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, che ha seguito la riscrittura del testo e la costruzione dell’incontro di presentazione previsto questa sera al Sermig. Una regia che si riconosce soprattutto nell’attenzione dedicata alla comunicazione, al linguaggio e alla responsabilità pubblica di chi racconta lo sport.
Stefano Tallia, presidente dell'Ordine dei giornalisti del Piemonte
Lo sport entra nella CostituzioneLa nuova versione nasce in un contesto diverso. In questi anni lo sport è entrato nella Costituzione: l’articolo 33 riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. Il documento aggiornato parte da qui. Lo sport non viene trattato solo come agonismo, spettacolo o tempo libero, ma come parte della cittadinanza. Se è un diritto, deve poter essere esercitato, non solo da chi ha talento, salute, soldi, tempo, una famiglia presente o un corpo conforme alle aspettative dominanti.








