Per molto tempo, nel linguaggio dello sport, sostenibilità ha significato soprattutto compensazione. Ridurre l’impatto ambientale, limitare gli sprechi, introdurre qualche misura “green” dentro eventi pensati ancora secondo modelli tradizionali. Oggi però il quadro sta cambiando. Nel sistema sportivo internazionale – dalle Olimpiadi ai grandi circuiti professionistici – la sostenibilità sta diventando soprattutto un tema di governance: organizzazione delle risorse, gestione dei flussi, accessibilità, eredità territoriale, rapporti con i fornitori, trasparenza decisionale, misurazione degli impatti.
La svolta
Una svolta evidente è arrivata con Parigi 2024. I Giochi francesi hanno rappresentato un cambio di paradigma dentro il movimento olimpico: riduzione delle nuove costruzioni, utilizzo di impianti esistenti o temporanei, logistica ridisegnata sul trasporto pubblico, consumo energetico monitorato, economia circolare applicata alla gestione dei materiali. Un modello costruito intorno all’idea di “fare di più con meno”, secondo le linee tracciate dall’Olympic Agenda 2020 del CIO. Da allora il tema si è progressivamente esteso anche alle federazioni internazionali e nazionali. Perché se un grande evento sportivo contemporaneo è sempre più un ecosistema complesso – migliaia di persone coinvolte, mobilità, sicurezza, catering, allestimenti, impatto urbano, relazioni istituzionali – allora la sostenibilità diventa inevitabilmente un tema strutturale.










