La decisione del governo di non attivare, alla scadenza del 31 maggio, la richiesta di adesione al prestito europeo Safe (Security action for Europe) ha una comprensibile motivazione di tattica politica.
Nel momento in cui si chiede alla Commissione europea una deroga al patto di stabilità per poter far fronte all’emergenza dei prezzi dell’energia, è sconsigliabile dare l’impressione che gli investimenti nelle armi abbiano la precedenza assoluta. E lo ha detto a chiare lettere la premier, Giorgia Meloni, nel suo intervento ieri a Mattino Cinque. «Non posso dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la Difesa».
In realtà tutti sanno che questo è un nodo di politica estera, formato dagli impegni assunti in sede Nato e dalle scelte strategiche europee, del tutto ineludibile. Lo si può spostare in là, guadagnando tempo, ma prima o poi quel nodo si dovrà sciogliere e sarà estremamente difficile dimostrare che la sicurezza non tolga risorse ad altre spese come il welfare. Di sicuro più si aspetta più quel discorso di necessaria verità diventerà politicamente complesso, se non acrobatico, e ancora meno comprensibile dall’opinione pubblica. In campagna elettorale assisteremo alla commedia, già andata in scena, in cui ci si dichiara genericamente a favore della Difesa europea, dando l’impressione che sia un problema soprattutto degli altri, a cominciare dalla Germania. Già la decisione, motivata anche da ragioni di interpretazione legale, di non prendere subito i 14,9 miliardi del prestito Safe (in totale 150 per l’intera Unione europea), persino troppi - come affermato dal vicepremier Antonio Tajani - si trasmette ai partner europei l’impressione di un disimpegno. Non si rafforza così la posizione negoziale italiana sul fronte della deroga al patto di stabilità per lenire i costi energetici di famiglie e imprese. Sarà interessante capire l’orientamento, in materia di Difesa, di un eventuale «campo largo» di governo. Anche qui la tradizionale lattina del proverbio inglese viene presa a calci e gettata in avanti. Si vedrà. Ci armeremo a nostra insaputa.













