Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, prova a mettere un argine alla corsa europea sul riarmo e, soprattutto, a delimitare il perimetro finanziario entro cui l’Italia potrà muoversi nei prossimi mesi.
Da un lato la pressione della Nato e degli alleati per aumentare la spesa militare, dall’altro il ritorno del fiscal drag nel dibattito interno e i vincoli del nuovo Patto di stabilità.
In mezzo, il tentativo del Tesoro di evitare che la difesa travolga i margini di bilancio destinati a famiglie e imprese.
Nelle risposte fornite mercoledì 13 maggio alla Camera durante il question time, il titolare del Mef ha chiarito che il governo non intende accelerare sulle spese militari senza prima ottenere da Bruxelles maggiori margini di flessibilità.
«Il quantum del graduale incremento della spesa», al netto degli accordi presi in sede Nato, sarà valutato soltanto nel prossimo documento programmatico d’autunno, alla luce del quadro di finanza pubblica e delle trattative con la Commissione europea.






