CHIETI Da dove arriva Giovanni Legnini?«Arrivo da una famiglia di cui sono orgoglioso. Una famiglia molto unita. Mio padre era un contadino. Ho conosciuto la durezza del lavoro, i profumi della terra e del grano». Giovanni Legnini si presenta al ballottaggio di Chieti come candidato sindaco di un centrosinistra in netto vantaggio al primo turno: 47,20% delle preferenze per la coalizione progressista e civica, contro il 27,47% di Cristiano Sicari, candidato di una parte del centrodestra. Nell’intervista al quotidiano Il Centro, Legnini risponde alle domande del direttore Luca Telese, del caporedattore Domenico Ranieri e dei giornalisti della redazione teatina, intrecciando biografia e programma: le origini, il centro storico negli anni Settanta, la scalata ai vertici delle istituzioni fino a diventare vice presidente del Consiglio superiore della magistratura. E ancora: Palazzo d’Achille e il tribunale, i parcheggi e l’università. Legnini rivendica la sua esperienza e la porta in una sfida per la fascia tricolore che, dice, ha come fine ultimo uscire dal dissesto economico, riaprire spazi, ridare forza alla macchina amministrativa, riportare funzioni nel cuore della città. Legnini, quando è arrivato da Roccamontepiano a Chieti? «Dopo gli studi a Chieti, a vent’anni mi sono trasferito a Chieti Scalo. Da allora ho sempre vissuto in città, tranne negli ultimi anni, quando gli incarichi istituzionali mi hanno portato altrove, a Roma e in cinque regioni. A Chieti ho studiato, lavorato, costruito la mia famiglia e maturato la mia esperienza politica». Che città era la Chieti della sua giovinezza? «Era una città viva. Pullulava di giovani: universitari, militari, residenti. C’erano negozi bellissimi, attività culturali, servizi pubblici, la presenza dell’università. Il centro storico aveva un’energia che oggi dobbiamo ricostruire». Un luogo che ricorda di quegli anni? «Piazza Malta. C’era un bar bellissimo, gestito da un signore anziano che si chiamava Giustino, che accoglieva noi ragazzi. All’epoca l'università d’Annunzio ricomprendeva anche Teramo, dove io frequentavo la facoltà di Giurisprudenza. Ma vivevo a Chieti e facevo il pendolare. Il tempo libero lo trascorrevo tra piazza Malta, il Corso e la villa comunale». Che ragazzo era? «Per mantenermi agli studi lavoravo in uno studio prima di un commercialista e poi di un avvocato. Quella stagione mi ha molto formato». La sua prima macchina? «Una Dyane 6. Usata, naturalmente. Ed era decappottabile. Fantastica». La Chieti di allora era anche elegante? «Certo che lo era, con un Corso vivo e una città con una grande vitalità urbana. Nel tempo Chieti è stata spogliata di funzioni pubbliche e si è spopolata. Oggi ci sono le condizioni per farla tornare a vivere». Perché il centro storico si è svuotato? PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE OPPURE IN EDICOLA
Intervista a Legnini: «Parlavo al telefono rosso con Napolitano e Mattarella Ora voglio rilanciare Chieti» | Il Centro
Il candidato del centrosinistra si presenta al ballottaggio con 20 punti in più: «Fuori dal dissesto economico in un anno. Riapro tunnel e Palazzo d’Achille»















