L’Europa sembra più preoccupata che mai per il proprio futuro — e altrettanto incapace di mettersi d’accordo su cosa farne. Certo, le sue ansie esistenziali sono antiche, soprattutto da quando il continente appare stretto tra superpotenze a est e a ovest. Ma L’Eurobarometro racconta un’Europa in stato di profonda angoscia: l’83% dei cittadini ritiene che l’Unione debba rafforzare la propria indipendenza economica e diversificare gli scambi, mentre la guerra in Medio Oriente e le sue conseguenze incombono sull’opinione pubblica.
Di solito, il futuro di un continente di 744 milioni di persone viene discusso nella “bolla di Bruxelles” o nelle capitali dell’Europa occidentale. Brescia potrebbe sembrare una scelta bizzarra, ma funziona bene come luogo in cui chiedersi che aspetto avrebbe un’Europa più autonoma. All’inizio del mese, la città lombarda ha ospitato la seconda edizione del summit Future Proof Society (FPS), con ospiti da Garry Kasparov ad Alastair Campbell, da Matteo Renzi ad Alex Lieberman, fondatore di Morning Brew.
L’amministratore delegato di FPS, Alessandro Tommasi, ha spiegato che le decisioni prese a Bruxelles incidono sempre più sulla vita nazionale. “La dimensione da quale tu puoi gestire la transizione energetica, la transizione digitale non può che essere quella europea” dice. “Non competi a colpi di piccoli investimenti di qualche decina di milioni di euro che può fare uno Stato nazionale”.







