Oggi, l'Europa rischia di diventare il mondo di ieri.

Nonostante sia il terzo blocco economico mondiale, l'Unione Europea non è riuscita a sfruttare le proprie capacità per costruire le industrie del futuro. Il tracker ASPI su 64 tecnologie critiche mostra i Paesi europei in costante perdita di terreno mentre Stati Uniti, Cina e India avanzano.

L'Europa è ricca di innovatori e ricercatori, ma le loro invenzioni raramente crescono a livello locale: in oltre 50 anni, nessuna startup europea ha raggiunto una capitalizzazione di mercato maggiore di 100 miliardi. L'Italia non se la passa meglio: un rapporto del Belfer Centre di Harvard la colloca solo a un livello intermedio nella capacità di sviluppare le tecnologie emergenti.

Come la proverbiale rana bollita, rischiamo di renderci conto troppo tardi che il nostro ecosistema dell'innovazione ha superato il punto di non ritorno. Senza nuove e maggiori fonti di crescita economica, chi finanzierà i servizi pubblici e lo stato sociale?

A nostro avviso, questa crisi dell'innovazione è, in gran parte, una crisi dello Stato. La ricerca del FMI mostra il legame tra l'intervento statale e la crescita economica nei nuovi settori. L'Europa è nota per il suo "effetto Bruxelles"—l'idea che le normative UE stabiliscano standard globali. Ma regolare le invenzioni altrui crea solo un’illusione di forza; non si traduce in competitività.