Da qualche tempo, il futuro non suona più come il futuro, ma come il passato. Nel pop, nel rock, in quell’area sempre più vasta tra classica contemporanea e sperimentazione, i sintetizzatori vintage sono sempre più frequenti. Ne possiede diversi anche Alessandro Cortini, uno dei nomi di punta di Jazz is Dead, il festival che si apre a Torino il 29 maggio: «Ho appena comprato un Fairlight», racconta il musicista emiliano. È uno dei primi campionatori digitali, usato da Kate Bush, Peter Gabriel, Laurie Anderson, Art of Noise e molti altri. «Come molte macchine di allora, aveva regole proprie, stabilite da chi l’aveva progettata. L’artista poteva trovarsi in sintonia con quelle regole oppure scontrarsi con esse, ma il rapporto non era mai passivo». Non è dunque solo ricerca di un’estetica sonora anni Ottanta, né una forma di nostalgia immaginaria. Il sintetizzatore diventa una forma di avventura sonora: «Mi affianca e mi aiuta a scoprire quello che voglio dire». Nella prima giornata del festival, Cortini è in cartellone con Big|Brave, Emidio Clementi, Lucrecia Dalt e Matmos, mentre fino al 31 maggio a Cascina Falchera si esibiranno tra gli altri A Guy Called Gerald, Horse Lords e Sanam. «Non so assolutamente che cosa suonerò», spiega. «Da quando è iniziato il progetto Nati Infiniti, tutti i concerti sono improvvisati. Ho un equipaggiamento molto semplice: due Strega, i miei sintetizzatori. Poi creo tutto nel momento in cui salgo sul palco».