Giustizia
Giovanni M. Jacobazzi
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Dopo la gogna e lo sputtanamento, arriva la legge che prova a ristabilire la verità. Via libera ieri alla Camera alla proposta di legge sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione e dei provvedimenti di proscioglimento. Una battaglia che porta soprattutto la firma di Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio e tra i principali interpreti della linea garantista degli azzurri. Il testo, approvato con 127 voti favorevoli e 82 astensioni, introduce un principio semplice ma destinato a incidere profondamente sul sistema dell’informazione giudiziaria: chi viene assolto, prosciolto o destinatario di un provvedimento di archiviazione potrà chiedere alle testate che avevano dato risalto all’indagine di pubblicare, con adeguata evidenza, anche la notizia favorevole.
Si tratta di una questione di “civiltà giuridica”, ha affermato Costa. Il presidente dei deputati azzurri ha spiegato che pubblicare solo l’accusa senza dare spazio all’assoluzione significa offrire all’opinione pubblica “un’immagine distorta” della persona coinvolta. “Ogni anno circa 500mila persone vengono indagate e poi archiviate o assolte almeno in primo grado”, ha ricordato il parlamentare forzista, sottolineando come il danno reputazionale spesso resti anche dopo il riconoscimento dell’innocenza. Nel tempo, ha aggiunto Costa, si è creato un “processo capovolto”, nel quale il momento centrale del procedimento penale non è più il dibattimento – dove si formano le prove e si arriva alla sentenza – ma la fase delle indagini preliminari, amplificata mediaticamente. È lì che, troppo spesso, si consolida il marchio dell’accusa.











