Salme bloccate per giorni nelle celle frigorifere, seppellite in cimiteri a centinaia di km di distanza dall'abitazione del defunto o, ancora, costrette al rimpatrio al costo di 5mila euro: la situazione sempre più difficile delle seconde e terze generazioni musulmane in Italia

Dove inizia e fino a dove si può spingere il diritto a essere seppelliti nella città o anche solo nel Paese in cui si è vissuto? Questa la domanda che si pongono molti membri della comunità islamica in Italia, soprattutto per il futuro delle seconde e terze generazioni. Sempre più fedeli e associazioni chiedono quindi spazi cimiteriali dedicati alla religione islamica: ultima in ordine di tempo l’associazione MuRo27, audita in commissione Pari Opportunità per il Municipio Roma 1 centro nel mese di maggio con un intervento del suo portavoce Francesco Tieri.

Il diritto al lutto e la discrezionalità delle amministrazioni comunali

Sono molte le realtà in Italia che richiedono un intervento da parte delle amministrazioni comunali perché possano essere adibiti spazi per la sepoltura secondo il rito islamico. Il presidente UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), Yassine Baradai, ha dichiarato a Open: «Si tratta del “diritto al lutto”: se è vero che i fedeli musulmani di prima generazione preferiscono ancora essere rimpatriati, adesso le seconde generazioni, se non le terze, che sono stabili in Italia, vogliono essere sepolte qui. Inoltre, nel momento in cui muore un loro caro, vogliono avere un posto vicino dove poterlo piangere o pregare per lui».