Se l’Italia vuole davvero avere un ruolo da protagonista nella partita dell’intelligenza artificiale (AI, e dei data center) è necessario realizzare un’infrastruttura di rete a banda ultralarga in grado di sostenere la nuova transizione anche e soprattutto a garanzia della sovranità dei dati. Sulla base di questi importanti presupposti è stata elaborata una nuova strategia di investimento per passare all’azione. Wired Italia è venuta in possesso del documento dove sono stati messi nero su bianco i dettagli finanziari e operativi, documento già sul tavolo del dipartimento per la Trasformazione digitale di Palazzo Chigi.Cos'è la Next generation edge networkLa sfida è complessa perché per la realizzazione del nuovo backbone infrastrutturale, il cui nome al momento è Next generation edge network (Ngen), si stima che siano necessari circa 10 miliardi di euro. Stando a quanto si legge nel documento bisognerebbe partire il prima possibile per arrivare a meta tenendo conto che da qui al 2030 la potenza di calcolo dei data center collocati in Italia crescerà. Tanto che si prevede un aumento dei consumi energetici necessari a sostenere questa crescita pari a 900 MW (megawatt) per arrivare dunque a 1,4 GW (gigawatt) complessivi, stando alle stime elaborate nell’ambito del progetto. Più in dettaglio, 5 miliardi serviranno per la realizzazione delle infrastrutture fisiche e di rete attingendo a fondi nazionali (tutti da stanziare) ed europei, come quelli per la coesione territoriale. Il resto resta in capo ai privati.Il progetto arriva a 25 anni dal T-Bone, l’infrastruttura nazionale in fibra ottica ad altissima velocità, realizzata da Telecom Italia (oggi Tim) a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Il nuovo piano sarebbe a tutti gli effetti una evoluzione di quanto fatto nel corso degli anni per la banda ultralarga con un presupposto in più: così come siamo messi non potremo giocare ad armi pari nel nuovo scenario geopolitico in cui la sovranità del dato sta assumendo una rilevanza senza precedenti.I piani per la banda ultralargaIl primo Piano strategico per la banda ultralarga (Bul) fu formalmente approvato dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015, sotto la presidenza di Matteo Renzi: a dicembre di quell’anno il battesimo di Open Fiber in capo a Enel, che partecipò nel 2016 i due bandi di gara suddivisi in lotti regionali formalmente aggiudicati alla società nel 2017.Per dovere di cronaca il piano, che ha riguardato l’infrastrutturazione nelle cosiddette aree bianche (quelle lasciate ai margini, in cui nessun operatore di telecomunicazioni aveva mai investito) deve ancora vedere la fine. Poi è stata la volta del Piano Italia a 1 Giga, quello per le aree grigie (in cui è presente un solo operatore di rete) nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con due bandi nel 2022, anch’essi suddivisi in lotti regionali, aggiudicati a Open Fiber e Tim (attualmente in capo a Fibercop per effetto della cessione della rete). E anche qui non sono mancate le difficoltà, tant’è che il governo Meloni per evitare l'intervento della Commissione europea sul mancato rispetto degli obiettivi ha dovuto stralciare circa 700mila civici da cablare (tutti in capo a Open Fiber).La partita dell’intelligenza artificialeÈ evidente dunque che le ambizioni non sempre si riescono a mettere a terra nei tempi preventivati, una considerazione necessaria per valutare i passi del nuovo piano strategico per la banda ultralarga al servizio dell'intelligenza artificiale. Ma va fatta anche una considerazione più importante: senza una rete infrastrutturale adeguata a calcolare, immagazzinare e restituire i dati in tempo reale, l'adozione dell'AI rischia di diventare una tecnologia d'importazione, dipendente da infrastrutture d'oltreoceano, con forti criticità in termini di latenza, costi e sovranità del dato.E la strada più efficiente e sostenibile per il nostro tessuto economico – stando alla proposta del Next generation edge network – sarebbe una strategia distribuita di edge computing. Ma come realizzare il progetto in tempi rapidi? La risposta sta nella valorizzazione e nel riuso delle infrastrutture esistenti delle reti delle compagnie di telecomunicazioni, in particolare sfruttando i modelli di rete wholesale (ossia venduta all'ingrosso). E l’Italia vanta una capillarità immobiliare e di rete unica nel suo genere, ereditata dalle centrali di telecomunicazione storiche: trasformare queste strutture in nodi di calcolo rappresenterebbe dunque la chiave di volta per accelerare la transizione.200 mini data center sul territorioIl piano prevede nel dettaglio la realizzazione di 200 mini data center sul territorio, ciascuno da 6 megawatt. In Italia oggi ci sono circa 170 data center che impegnano potenza per 0,5 GW. Dal punto di vista logistico e immobiliare, l'operazione prevede l’utilizzo di circa 400 metri quadrati attrezzati all'interno di altrettante centrali di telecomunicazioni dislocate nelle aree economicamente e strategicamente più importanti del territorio nazionale. In questo modo si azzererebbero i tempi per le autorizzazioni per il consumo del suolo e si minimizzerebbero gli impatti ambientali, sfruttando nodi dove l'accesso all'energia elettrica e la fibra sono già storicamente presenti e strutturati.Questo sforzo di prossimità non può però prescindere da un contestuale potenziamento del livello superiore della “piramide” infrastrutturale: è infatti indispensabile – stando a quanto prevede la proposta – adeguare strutturalmente e tecnologicamente le infrastrutture regionali e nazionali dei data center di classe A (quelle che si interconnettono con il Polo strategico nazionale) consolidando i grandi poli di calcolo per le elaborazioni più massive (come il training dei modelli AI complessi).Il nuovo backbone nazionaleLa connettività degli Edge e Regional data center deve dunque essere radicalmente rinforzata. Di qui la creazione di un backbone ottico di nuova generazione: si tratta di una dorsale in fibra in grado di trasferire ed elaborare quantità enormi di dati contemporaneamente e, soprattutto, livelli di latenza ridotti al minimo, ossia rendendo la comunicazione pressoché istantanea. La latenza millesimale è l'elemento abilitante fondamentale per lo sviluppo di applicazioni AI in tempo reale — dalla robotica industriale alla sanità digitale, fino alla guida autonoma e alla sicurezza predittiva — per aziende e pubbliche amministrazioni.Ora la domanda è: considerato che ci sono voluti quasi 10 anni per la conclusione del primo piano Bul e che si è dovuto rivedere al ribasso il Piano Italia a 1 Giga, quanto ci vorrà per realizzare il nuovo Piano? L'obiettivo temporale fissato al 2030 è certamente ambizioso e lascia poco spazio a ritardi burocratici. Ma sarebbe l'impostazione nativamente "edge" del piano, basata sull'upgrade e sulla ri-funzionalizzazione di asset e infrastrutture esistenti anziché sulla costruzione ex-novo, a rendere questo traguardo non solo auspicabile, ma realizzabile nei tempi previsti.I piani di Fibercop e InwitIl piano presentato al dipartimento per la Trasformazione digitale dovrebbe integrarsi con le strategie degli operatori. Fibercop ha elaborato una strategia che nell’ambito della dismissione della vecchia rete in rame punta a convertire le centrali storiche in moderni nodi Edge data center. Fibercop gestisce circa 10.500 centrali complessive sul territorio nazionale. Il piano industriale prevede il decommissioning (spegnimento e bypass) di circa 6.800 centrali, riducendo i siti attivi a circa 3.700 centrali core entro i prossimi anni.Secondo quanto risulta a Wired Italia si punta a realizzare circa 110 data center edge nelle aree in prossimità dei distretti industriali. Inwit sta trattando l'acquisizione di data center e centrali telefoniche di WindTre per un'operazione del valore stimato di circa 100 milioni di euro che anche in questo caso, sempre secondo quanto risulta a Wired Italia, punterebbe alla realizzazione di nuovi edge data center
Abbiamo letto in anteprima il piano da 10 miliardi per il futuro della banda ultralarga in Italia a prova di AI
Wired Italia ha consultato in anteprima il dossier, arrivato al governo, per realizzare una rete che sostenga lo sviluppo dell'intelligenza artificiale appoggiandosi a 200 mini data center lungo tutto lo Stivale











