di Nicola Durante* – Le elezioni amministrative calabresi del 2026, oltre le vicende elettorali, raccontano qualcosa di più interessante: il modo in cui la politica locale prova oggi a comunicare, a farsi notare, a costruire consenso e a restare nella memoria delle comunità.Non siamo più soltanto nel tempo dei manifesti, dei santini elettorali, delle sedi aperte fino a tarda sera, dei comizi in piazza e delle strette di mano. Tutto questo esiste ancora e nelle amministrative continua ad avere un peso enorme. A questi strumenti, però, si sovrappone ormai un ecosistema molto più articolato: grafiche generate dall’intelligenza artificiale, video verticali, sondaggi social, podcast, immagini provocatorie, performance teatrali, meme, format nati dal basso e persino giochi ispirati alla logica del fantacalcio.

Diventa quindi utile osservare i linguaggi, perché questa tornata amministrativa mostra una politica calabrese locale in trasformazione: ancora profondamente radicata nella presenza fisica e nella relazione diretta, ma sempre più attraversata da codici digitali, estetiche sintetiche e nuove forme di spettacolarizzazione. Non è una ricognizione esaustiva di tutte le liste e di tutti i comuni al voto, ma una lettura di alcuni casi significativi, scelti perché rappresentano tendenze diverse della comunicazione politica locale.