La difesa di Cinzia Dal Pino ha affilato le armi. Gli avvocati Enrico Marzaduri e Alberto Gargani si sono alternati nella lunga arringa difensiva e hanno prospettato una ricostruzione diversa da quella fornita dalla pubblica accusa. A tal punto diversa da chiedere alla Corte d’Assise di riformulare il capo di imputazione: non più omicidio volontario, ma eccesso colposo da legittima difesa o, in subordine, eccesso preterintenzionale da legittima difesa. "Il problema – ha esordito l’avvocato Marzaduri – è che fin dall’inizio questo processo è stato viziato pericolosamente da una ricostruzione molto frettolosa fatta sui vari canali Internet. E’ stato detto e scritto che quell’uomo è stato travolto, o meglio, schiacciato 4-5 volte. Ma in realtà non è andata così".

Marzaduri sottolinea che l’impatto è avvenuto a velocità ridotta. "Dalle immagini si vedono gli stop dell’auto che si illuminano. Segno – spiega Marzaduri – che la Dal Pino ha frenato ed è arrivata all’impatto con l’uomo che l’aveva rapinata a una velocità inferiore a 10 kmh. Come si fa a pensare che lo volesse uccidere? In realtà voleva recuperare la borsa dove c’erano i soldi, ma anche i documenti e temeva che il bandito potesse risalire a dove abitava e fare del male a lei o ai suoi cari. Per questo non è tornata al ristorante per chiedere aiuto, ma ha preferito seguire il bandito per non perderlo di vista". E perché non ha chiamato i soccorsi? "Perché non pensava di avergli provocato delle ferite gravi. Da quel lato era tranquilla. Anche gli impatti successivi – ha concluso Marzaduri – servivano solo a tenere lontano l’uomo dalla borsa che voleva recuperare".