Fondi per i territori e risorse per la giusta transizione: è dalla Politica di Coesione - un "tesoretto" da quasi 392 miliardi di euro fino al 2027 - che per Bruxelles dovrebbe arrivare la prima risposta al caro energia innescato dalla guerra in Medio Oriente. «Il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possono fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici», ha indicato il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in una lettera alle ventisette capitali, certificando l'intenzione di garantire maggiore flessibilità nel quadro dei fondi esistenti.
L'invito è a modificare i programmi già in corso della principale politica di finanziamento ai territori per affrontare le sfide della crisi, che all'Europa è già costata oltre 35 miliardi di euro in più per l'acquisto di energia. «Siamo pronti a discutere e valutare insieme tutte le vostre proposte», ha assicurato Fitto, lasciando intendere che le modifiche ai programmi in corso saranno agevoli e rapide. Fino al 2027 l'Italia riceverà dalla Coesione europea oltre 42 miliardi di euro che, attraverso il cofinanziamento nazionale, arriveranno a 75 miliardi. Non è chiaro ancora quante di queste risorse l'Italia potrebbe riallocare: a Bruxelles le stime parlano di una quota inferiore al 10% del budget complessivo, oscillando quindi tra i 3 e i 5 miliardi.Nelle prossime ore si intensificherà il confronto con i governi e le regioni per stabilire con maggiore precisione il quadro delle risorse non spese realmente a disposizione. La lettera di Bruxelles conferma l'intenzione di limitarsi a richiamare le flessibilità già previste dall'attuale quadro fiscale per fronteggiare la crisi. Il confronto sull'estensione anche all'energia della clausola nazionale al Patto di Stabilità già prevista per la difesa è però tutt'altro che chiuso. Una risposta più articolata alle richieste di Roma dovrebbe arrivare la prossima settimana, nel quadro delle raccomandazioni di primavera del Semestre europeo, attese il 3 giugno, mentre il governo continua a mostrarsi ottimista. «È assolutamente necessario che anche l'energia sia considerata come la difesa e la sicurezza per il continente. Siamo fiduciosi che la Commissione europea comprenda che l'Europa non ha più tempo», ha dichiarato da Bruxelles il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Tra Recovery Fund, politiche di Coesione e Fondo per la modernizzazione, Palazzo Berlaymont ha stimato un "tesoretto" complessivo di circa 95 miliardi di euro di fondi non ancora utilizzati dagli Stati membri e potenzialmente destinabili a investimenti energetici. La missiva Nella lettera, Fitto elenca anche alcune possibili misure per mitigare l'aumento dei prezzi dell'energia e dei fertilizzanti agricoli che i governi potrebbero mettere in campo, tra cui la riduzione dei consumi energetici e la diffusione di alternative bio-based ai fertilizzanti tradizionali. La nuova flessibilità per la politica di Coesione ricalca, pur con modalità diverse, l'approccio già adottato nella revisione intermedia della programmazione 2021-2027. Un anno fa la Commissione europea ha dato la possibilità agli Stati membri di rimodulare parte delle risorse su cinque nuove priorità per adattare i programmi alle nuove sfide economiche e geopolitiche.I 27 hanno già riprogrammato oltre 34,6 miliardi di risorse verso obiettivi di competitività, difesa, politiche abitative, resilienza idrica ed energia. Anche l'Italia ha colto l'opportunità investendo 7 miliardi dai propri fondi di coesione verso le nuove priorità ed è il Paese in Ue ad aver riprogrammato più risorse per l'energia, circa 396 milioni di euro. Un approccio che però non è piaciuto a chi a Bruxelles rappresenta la voce dei territori e delle regioni. «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come un bancomat di emergenza trasforma la politica di investimento in un'aspirina politica: sollievo temporaneo, sottoinvestimento cronico», ha denunciato la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tüttő. «Non c'è nessun bancomat», ha replicato il responsabile Ue per la Coesione Fitto, chiarendo che Bruxelles «non obbliga nessuno» ad apportare modifiche ai programmi. Saranno Stati e Regioni a decidere sulla base "delle esigenze reali" dei loro territori.











