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È l’ipotesi di cui si discute oggi in Regione. La Fiom: "Così no, i dipendenti di Rocca sarebbero esclusi".
È stato convocato oggi in Regione, a Bologna, il tavolo per affrontare l’ultimo atto della crisi Bipres, la storica azienda metalmeccanica della Valle del Montone (con stabilimenti a Rocca San Casciano e Portico). "L’azienda si avvia verso l’epilogo più amaro – scrive la Fiom-Cgil –: decine di lavoratrici e lavoratori senza certezze, famiglie lasciate senza reddito e un territorio ancora una volta impoverito". Da 120 dipendenti di alcuni anni fa, ne sono rimasti 46: 27 nello stabilimento di Rocca San Casciano e 19 in quello di Portico. I primi restano senza salario e senza contributi, mentre una parte dei dipendenti di Portico continua a lavorare con orario ridotto, in una condizione di incertezza.
"Oggi a Bologna – spiegano i dirigenti sindacali – si dovrà discutere della possibilità di concedere la cassa integrazione per cessazione di attività, almeno per le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Portico. Ora sarà responsabilità della curatrice attivare tutti i passaggi necessari per richiedere l’autorizzazione e garantire almeno una tutela minima a chi, dopo anni di lavoro, rischia di ritrovarsi senza stipendio, senza contributi e senza prospettiva". Aggiungono i dirigenti della Fiom: "Resta però una ferita enorme: in precedenza è stata negata la possibilità di estendere questa misura a tutti i dipendenti, compresi quelli dello stabilimento di Rocca San Casciano. Una scelta che, se confermata, produrrebbe una divisione inaccettabile tra lavoratori della stessa azienda e della stessa crisi". La Fiom "continuerà a sostenere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della Bipres, senza distinzioni tra stabilimenti, chiedendo che nessuno venga abbandonato e che le responsabilità di questa crisi non vengano scaricate, ancora una volta, sulle spalle di chi ha lavorato per anni dentro quelle fabbriche. Perché la fine della Bipres non è solo la fine di un’azienda. È un colpo durissimo alla valle del Montone, al lavoro industriale e alla dignità di un intero territorio".






