Wimbledon, Australia, Cincinnati: l'umanità del campione imbattibile
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"Non sono un robot". Jannik Sinner lo ha detto chiaramente al termine di una delle sconfitte più amare della sua carriera: l'eliminazione al secondo turno del Roland Garros 2026 contro l'argentino Juan Manuel Cerúndolo. Una frase semplice, quasi istintiva, ma che racconta molto più di quanto sembri.L'uscita di scena di Parigi ha mostrato il lato vulnerabile del numero uno del mondo, quello che le vittorie in serie, la continuità impressionante e la sua apparente solidità avevano finito quasi per nascondere. Eppure, nel percorso agonistico del fuoriclasse altoatesino, momenti del genere non sono una novità. È così che Jannik si ritrova a fronteggiare un avversario impossibile da battere e che appare quando le protezioni si abbassano, quando c'è una fragilità che lascia spazio alle paure più profonde. Quell'avversario è lo stesso Sinner.Non è semplice stabilire se episodi fisici differenti abbiano sempre la stessa origine, ma esiste un dato evidente: Sinner, nel corso della sua carriera, si è già trovato più volte a dover convivere con situazioni di forte difficoltà fisica e mentale. E non serve nemmeno tornare troppo indietro nel tempo. La memoria riporta immediatamente alla semifinale degli Internazionali d'Italia 2026. Anche in quel caso, dopo un primo set dominato, arrivarono improvvisamente la crisi, il respiro affannoso e i conati di vomito contro Daniil Medvedev.Al Foro Italico, però, riuscì a ritrovare lucidità e direzione; sul Philippe Chatrier, invece, è calato il buio. Guardando al passato, senza bisogno di una DeLorean lanciata a 88 miglia orarie, gli episodi legati alle condizioni fisiche dell'azzurro emergono con chiarezza. Nell'ottobre 2025, durante il Masters 1000 di Shanghai, le condizioni climatiche proibitive e il calendario soffocante provocarono a Sinner un pesante blocco fisico, tra crampi violentissimi e malessere generale, costringendolo al ritiro. Pochi mesi prima, nella finale di Cincinnati contro Carlos Alcaraz, l'azzurro fu costretto ad abbandonare il match dopo appena 23 minuti. Pallido, debilitato e visibilmente privo di energie, spiegò ai medici di non riuscire nemmeno a muoversi. A incidere, probabilmente, furono un virus e il caldo estremo.








