L’Europa si trova oggi costretta a riscoprire se stessa in un mondo che non riconosce più le regole che l’hanno resa grande. Per decenni, noi europei abbiamo prosperato all’ombra di una globalizzazione ordinata, protetti da un sistema di regole internazionali e da un ordine liberale che apparivano in inesorabile espansione. Quel giardino incantato è oggi svanito, quell’ordine internazionale non esiste più, sia perché sono emerse nuove potenze, sia perché l’attore ordinante per eccellenza, gli Stati Uniti, è convinto che questo sistema serva più agli interessi delle altre potenze, grandi o piccole che siano, che a quelli americani. Il risultato di questa situazione ha portato il continente europeo a essere circondato da linee di faglia geopolitiche: a Est, la Russia di Vladimir Putin conduce una guerra revisionista che mira alle fondamenta stesse della sistemazione pacifica europea; a Sud, l’instabilità bussa costantemente alle porte; a Ovest, si è aperta una frattura profonda con gli Stati Uniti di Donald Trump, in grado di avviarne un’altra potenziale a Nord con le proprie pretese sulla Groenlandia.
Questa crepa atlantica è un elemento di novità evidente dell’ultimo anno ed è coincisa non casualmente con la seconda presidenza Trump. Non è solo un dissidio politico, ma sembra più lo scontro tra due visioni divergenti di Occidente. Come profetizzato trent’anni fa da Carlo Maria Santoro nel suo fondamentale lavoro “Occidente. Identità dell’Europa”, esiste una distinzione netta tra l’Europa — il vero Occidente— e quella che lui definiva «Atlantide», ovvero gli Stati Uniti, un’emanazione occidentale, ma altra e diversa.








