Il 1° giugno 2026 l’Etiopia va alle urne per le sue settime elezioni generali. Più di 50 milioni di cittadini saranno chiamati a rinnovare i 547 seggi della Camera dei Rappresentanti del Popolo (House of People’s Representatives, HoPR), la camera bassa del parlamento bicamerale etiope da cui emergerà il primo ministro. Il Prosperity Party (PP) di Abiy Ahmed controlla il 96% dei seggi nel parlamento uscente, i principali partiti di opposizione sono stati esclusi o si presentano frammentati, e interi territori sono inaccessibili alle urne a causa di conflitti attivi. Le elezioni permettono però di fotografare lo stato di un paese leader a livello regionale e continentale, che riceve grande attenzione nella diplomazia globale. Sede dell’Unione Africana, inevitabile attore cruciale nei complessi equilibri del Corno d’Africa, con oltre 130 milioni di abitanti è anche il secondo per popolazione in Africa. Ma tra una crescita economica diseguale, fratture interne profonde e una posizione geopolitica sempre più determinante, il paese si trova al crocevia tra le sue ambizioni regionali e la ricerca di una stabilità interna.

Il sistema politico e il contesto elettorale

I rappresentanti della HoPR sono eletti tramite sistema maggioritario uninominale a turno unico. Il primo ministro non è eletto direttamente, ma emerge dall’interno dell’HoPR. Nonostante la competizione politica in Etiopia si strutturi in buona parte su base etno-regionale – con identità etniche e appartenenze regionali che tendono a coincidere e dovrebbero permettere alle opposizioni locali di essere competitive nei collegi “di casa” – il Prosperity Party nel 2021 aveva conquistato ben l’89% dei voti e, come detto, la quasi totalità dei seggi.