Si attendono ancora i risultati definitivi della settima elezione generale in Etiopia, tenutasi il primo giugno. L’esito appare più che scontato, con la vittoria del Prosperity Party (Pp) di Abiy Ahmed. L’annuncio è stato rinviato più volte, anche per via dei ricorsi avanzati dai partiti d’opposizione. Per ora il National Election Board (Nebe) continua a diffondere i dati a scaglioni, forse anche per contenere l’attenzione pubblica. L’ultimo aggiornamento, mercoledì scorso, ha formalizzato i risultati in 723 delle 1.139 circoscrizioni.

Alle urne erano chiamati circa 50 milioni di elettori su una popolazione di più di 130 milioni, minorenni compresi. Sono rimaste escluse dal voto intere aree del paese: il Tigray, per la seconda tornata consecutiva, ma anche diverse zone di Amhara e Oromia, segnate dalle insurrezioni di milizie armate locali. Il voto serve a rinnovare i 547 seggi della Camera bassa. Gli unici osservatori esterni provengono dall’Unione Africana e Igad (comunità regionale dei paesi del Corno); assente l’Ue.

I PARTITI d’opposizione in corsa erano decine, ma gran parte resta sostanzialmente allineata al Pp: già nell’attuale esecutivo diversi incarichi ministeriali sono affidati a esponenti esterni al Pp, che avrebbe lasciato spazio agli alleati in alcuni seggi strategici. Ad Addis Abeba, l’attesa si mescola a un diffuso disincanto. L’affluenza è apparsa tiepida e molti hanno scelto di non votare, segno di scarso entusiasmo dato da un esito già scritto.