TREVISO - «Sapete benissimo che sono stato incastrato da una persona maligna, la stessa persona che ha rovinato molti di voi. Ma nessuno si è fatto avanti per testimoniare: continuate a nascondervi, continuate a girare la testa dall’altra parte, fate finta di non vedere, di non sentire, di non sapere. A me va bene: ci sarà un domani e tornerò più forte di prima, terrò conto di chi c’è stato e di chi si è voltato dall’altra parte». Cinque mesi di inattività spezzati da un’invettiva da 1.200 caratteri, un lungo atto d’accusa contro «l’indifferenza, l’incoerenza, la falsità, i finti perbenismi e i finti sorrisi». Materia da social network, se non fosse che il profilo Facebook che si è improvvisamente risvegliato pochi giorni fa è quello di Andrea Vescovo, il disoccupato 38enne accusato dell’omicidio di Sergiu Tarna, giovane barista trovato assassinato nei campi del Veneziano nelle prime ore del 31 dicembre.

Vescovo - o meglio “Viskio”, come lui stesso si firma nell’intervento pubblicato online, rievocando il suo storico soprannome - da gennaio è rinchiuso in carcere a Treviso, il suo post ha quindi un peso molto particolare: la «persona maligna» contro cui si scaglia probabilmente è l’ex vigile veneziano Riccardo Salvagno, il 40enne che nelle ricostruzioni della procura è indicato come il principale responsabile del delitto di San Silvestro - siamo insomma ben lontani dalla frecciatina contro il collega pettegolo o il parente serpente. E poi, per l’appunto, il 38enne si trova in una cella, dove non dovrebbe avere accesso al suo account, a una linea internet, ma neppure a un cellulare: comunicare dalla prigione è un reato, anche solo il possesso di un apparecchio è considerato un atto grave, che mina il presupposto stesso della detenzione.Lettere dal carcere A stemperare i sospetti, ieri, ci ha pensato l’avvocato di Vescovo, Fabio Crea, che ha provveduto a verificare l’accaduto con una visita immediata nella casa circondariale di Treviso: «Non ha un telefonino, ha inviato una lettera - ha specificato il legale - Ha scritto a sua madre e ha chiesto espressamente alla cugina di pubblicare il suo pensiero attraverso il suo profilo». Uno dei tanti, in realtà, visto che “Viskio” quando era in libertà saltava da un account all’altro, tutti comunque chiaramente riconducibili a lui. Non è detto, però, che questa soluzione per aggirare le norme carcerarie non abbia conseguenze: senz’altro non si tratta di una violazione pesante quanto lo sarebbe stato aver ottenuto e nascosto uno smartphone, ma il divieto di comunicare con l’esterno generalmente vale anche per interposta persona, specie se così si arriva a sfruttare mezzi di comunicazione ad ampio raggio, come lo è un social network. Intanto il post ha ottenuto un primo riscontro nella cerchia di amici e parenti: una manciata di messaggi di risposta, pieni di solidarietà. E sì che, nelle sue trenta righe, Vescovo non si è risparmiato: «Molte persone quando ero fuori mi chiamavano fratello di qua, fratello di la. Mi veniva sempre detto che se avevo bisogno di qualsiasi cosa, voi c’eravate, come io ci sono sempre stato per voi, ed eccoci qui: a distanza di quattro mesi vi siete dileguati tutti quanti. Ma so combattere i demoni anche senza di voi, vi ha fatto comodo avermi per i vostri comodi, vi siete nascosti dietro il mio nome a lungo e ora? Vi siete nascosti come fanno i topi. Non lascerò mai più che gente del genere se ne approfitti della mia bontà».Le indagini Salvagno è stato fermato sette giorni dopo l’omicidio del barman di origini moldave, Vescovo a distanza di un’altra settimana. Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito il sequestro del 25enne sotto la minaccia di una pistola, quindi l’assassinio nei terreni coltivati della periferia veneziana. La vittima era stata trascinata in mezzo al niente perché l’agente della Locale era convinto fosse lui a volerlo ricattare con il video di un suo incontro con la prostituta transessuale Lady Bruneth; il filmato non è mai saltato fuori, ma la calibro 9 d’ordinanza di Salvagno ha sparato comunque. Abbandonato il cadavere, il vigile è fuggito in Spagna (salvo rientrare una volta finiti i soldi), mentre Vescovo si è tappato nell’appartamento di Spinea che condivideva con i genitori. Dopo gli arresti si è deciso di integrare la richiesta di incidente probatorio inserendo la possibilità di una eventuale riduzione della capacità di intendere e di volere dovuta al consumo di sostanza o infermità psichica; la seconda è soprattutto riservata a Vescovo, già in cura farmacologica e indicato dal suo avvocato come un soggetto particolarmente fragile. Salvagno, nei giorni scorsi, ha invece rifiutato il secondo interrogatorio richiesto dal pm Chirstian Del Turco.