"Solo una cosa mi dà sollievo... Che prima o poi morirete... Da lì non potete scappare". Così scriveva, due anni fa, Andrea Vescovo sul suo profilo social principale, Andrea Viskio. Uno, nessuno, centomila: le identità social del presunto complice di Riccardo Salvagno, arrestato due giorni fa con l'accusa di aver sequestrato e ucciso in concorso il barista 25enne Sergiu Tarna, sono molteplici ma accomunate da una serie di punti in comune anche con il suo complice. Una fratellanza, più che un'amicizia, che l'avrebbe portato a difendere l'onore dell'ex vigile, infangato da un video a luci rosse girato dalla prostituta transessuale, anche a costo di uccidere. Perché, nel codice d'onore di Salvagno e Vescovo, frequentare trans, per quanto "estremamente femminile e porca", come la trans si descrive nel suo profilo da escort, era qualcosa di inaccettabile: più dell'essere dipendenti dalla cocaina. Un codice d'onore che si riflette online e che prevede l'ostentazione della mascolinità e il culto del fisico, scolpito dagli anni di boxe e arti marziali, che Viskio', come lo conoscevano nei bar e nei locali a luci rosse, amava sfoggiare.
Riccardo Salvagno, il giallo della pistola: gliela avevano appena ridata. Era andato ad allenarsi al poligono






