MOGLIANO VENETO (TREVISO) - «Non abbiamo mai avuto tanta paura come questa notte. Mi viene male anche solo a parlarne». Deve sedersi all’ombra e prendere fiato Maria Boraldo, l’ottantatreenne che assieme al marito Gino Albaldo, di 86 anni, mercoledì sera è stata rapinata da quattro malviventi, due dei quali armati di pistola a Zerman. «Sono stanco e pieno di botte» spiega il pensionato, ex lavoratore della Latteria Bianchi, sulla soglia della sua casetta di campagna, al civico 91. Si tratta di un luogo bucolico, ma isolato, circondato da campi e da un corso d’acqua. L’anziano è di ritorno dall’ospedale, dove si è fatto visitare per un controllo dopo il forte spavento vissuto la notte precedente. Già dopo la chiamata al 112 era stato medicato dagli infermieri del 118 per una ferita alla schiena, fortunatamente lieve. Dopo essere entrati in casa chiedendo indicazioni, hanno fatti sedere i due coniugi sul divano per interrogarli, poi - scoprendo che non c’era nulla in casa - hanno strappato loro l’unico valore che hanno trovato addosso: una collana d’oro, ricordo prezioso della donna. I carabinieri della stazione di Mogliano stanno ricostruendo la fuga della banda.

L'assalto La rapina è avvenuta tra le 20 e le 20.30 mercoledì sera, ma l’allarme al 112 è stato lanciato molto più tardi perché i rapinatori hanno pensato di sequestrare i cellulari dei due anziani e nasconderli prima di darsi alla fuga. «Non sapevamo come chiamare aiuto» hanno riferito i coniugi ai carabinieri. Ieri mattina i militari della caserma di Mogliano hanno rinvenuto i due cellulari, modelli semplificati della Brondi, a margine della strada che conduce alla casetta. Dalla posizione è probabile che i malviventi li abbiano lanciati fuori dal finestrino dell’auto mentre si allontanavano da via Bianchi. Le indagini Da qui la ricostruzione degli inquirenti: per raggiungere l’abitazione, che si trova al termine di una strada bianca laterale a via Croce, i banditi hanno lasciato l’auto a ridosso del ponticello che conduce al civico in questione. È presumibile che conoscessero già la composizione del nucleo famigliare: due anziani soli, con due cagnolini rumorosi ma innocui, lungo un percorso frequentato dagli amanti della mountain bike. Forse erano già venuti a suonare il campanello o semplicemente a osservarli dalla strada. Quello che è certo è che i banditi, presentandosi addirittura con due armi da fuoco (vere o finte che fossero), erano convinti che all’interno di quelle stanze vi fosse qualcosa di più di una semplice collana d’oro: magari contanti nascosti da qualche parte in camera da letto. Per farsi aprire, i malviventi si sono presentati alla porta e hanno chiesto: «Scusate, via Bianchi è questa?». Approfittando della disponibilità dei proprietari, i quattro si sono fiondati dentro casa e hanno iniziato a minacciarli. «Parlavano bene l’italiano» hanno raccontato le vittime agli investigatori. I malviventi li hanno fatti sedere sul divano, poi si sono messi a cercare beni da saccheggiare. Non hanno trovato nulla che avesse valore. O meglio così hanno detto i coniugi ancora sotto choc ai carabinieri: la conta dei danni è ancora in corso. Alla donna è stata anche strappata la catenina d’oro che portava al collo. Dopo aver rovistato in tutta la casa senza aver trovato nulla, i soggetti hanno sottratto i cellulari ai due anziani e sono scappati. «Almeno hanno avuto la cortesia di non lanciarli nell’acqua» commenta il proprietario di un terreno vicino a dove sono stati trovati. Poco prima delle 22 i militari hanno ricevuto la richiesta di intervento, inviando sul posto una pattuglia della stazione di Mogliano e l'equipaggio del nucleo radiomobile. Ora sulle tracce dei rapinatori ci sono gli investigatori della compagnia di Treviso che stanno vagliando anche le telecamere nei dintorni: verranno considerate sia quelle pubbliche che quelle private.