Nel 2023 negli Stati uniti si è celebrato il 50° compleanno dell’hip hop. Tutto ebbe inizio l’11 agosto 1973 nel Bronx, quando Kool Herc fece da MC a una festa di quartiere. Da allora, l’hip hop è esploso in un fenomeno globale, una sottocultura cresciuta costantemente negli anni attraverso il rap, il breaking e i graffiti. In Italia la scena non ha una data di nascita univoca: i primi b-boy appaiono nei primi anni ’80, spinti dalla break-dance. Il progetto editoriale Jam on it – Storie hip hop, volume 1, nato da un’idea di Marcello «Napal» Saolini e Ben «B. Buck» Matundu, pubblicato da Drago Publisher, ricostruisce questa storia attraverso le voci di vecchi protagonisti e giovani emergenti.

LA SCENA ITALIANA affonda le radici nel 1984, anno dell’esplosione dell’immaginario collettivo grazie a film come Breakdance e al tour italiano della Rocksteady Crew. Prima di allora, come sottolinea Napal, le discipline esistevano separatamente. Documentari come Stations of the Elevated (1981) mostravano i graffiti a New York accompagnati da musica folk o jazz, un accostamento oggi quasi alieno. L’intuizione degli anni ’80 fu unire writing, breaking e Djing sotto la colonna sonora del rap, creando un «quinto elemento» capace di propagarsi da New York verso l’Europa e l’Italia.