Il sangue, le urla e le lacrime che devastano Gaza in questi giorni di presunto «cessate il fuoco» non sono diversi da quelli provocati da due anni di bombardamenti israeliani.
La pelle bruciata dei bambini ha lo stesso colore, gli arti penzolano dai corpi alla maniera di sempre, gli occhi dei neonati tremanti sono racchiudono l’identico vuoto. Non è mai un caso quando si attacca un edificio residenziale nel giorno di una festa religiosa che riunisce le famiglie. Dentro quelle case, lo si sa, ci sono generazioni di palestinesi e i razzi non fanno alcuna distinzione. Dopo la strage della vigilia dell’Eid al-Adha, un altro massacro ha insanguinato il primo giorno delle celebrazioni, quando in serata gli aerei hanno bombardato il centro di Gaza City. L’attacco ha ucciso almeno 10 persone, alcuneo rimaste intrappolate nelle fiamme. Tra le vittime, un bambino di 9 anni, due sorelline di 12 e 13 anni, un’altra bambina 12enne e un 81enne. Tel Aviv ha dichiarato di aver preso di mira due alti ufficiali di Hamas.
DAL COSIDDETTO cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso 922 palestinesi a Gaza e ne ha feriti 2786. Nello stesso periodo le squadre della protezione civile hanno recuperato dalle macerie 781 corpi. Nelle ultime settimane, gli attacchi sono aumentati di numero e di intensità e, nel pieno della campagna elettorale, il governo e le reti statali israeliane annunciano quotidianamente l’occupazione totale di Gaza. Ieri, a un evento pubblico, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha dichiarato: «Prima avevamo il 50% di Gaza, ora siamo passati al 60%. Ho ordinato di passare al 70%». A chi, dalla sala, gli urlava di occupare l’intera Striscia, il primo ministro ha risposto divertito: «Un passo alla volta, iniziamo con il 70».







