Militanti comunisti e peronisti. Oppositori della giunta militare che ha governato l’Argentina tra il 1976 e il 1983. Persone che un giorno sono uscite di casa e sono scomparse nel nulla, rapite dagli uomini del Regimento de infanterìa de Montana n. 22, il Rim 22, o dal Gruppo de Tareas, l’antiterrorismo, nelle zone di San Juan e di Mendoza. E portate nel centro di detenzione clandestino del dipartimento di Chimbras, dove sono state torturate e uccise. I casi di desaparecidos in queste aree sono decine, forse centinaia, è impossibile stabilirmo con certezza.
OTTO NOMI, però, sono nel fascicolo del sostituto procuratore di Roma Stefano Opilio sul tenente Carlos Luis Malatto, che risiede in Italia da oltre un decennio. Il procedimento è ormai in fase avanzata, la prossima udienza preliminare è fissata per il 15 luglio e due giorni fa la gup Marisa Mosetti ha ricevuto i nuovi capi d’imputazione. I reati per cui la procura appare intenzionata a chiedere il processo sono omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà e sequestro di persona. I fatti sono ricostruiti con dovizia di particolari, grazie a una serie di sentenze emesse in Argentina negli anni scorsi. Le vittime identificate sono il professore peronista Juan Carlos Campora, la militante dei Montoneros Marie Anne Erize Tisseau, il segretario del Partito comunista argentino Angel Jose Carvajal e i giovani peronisti Jorge Alberto Bonil, Daniel Rodolfo Russo, Armando Alfredo Lerouc, Marta Elida de Lourdes Saroff e Florentino Arias. I loro omicidi sono avvenuti tra il 15 ottobre del 1976 e il 18 agosto del 1977. Malatto, in quanto stretto collaboratore del capo del Rim 22 Jorge Antonio Olivera, ne sarebbe direttamente responsabile in concorso con altri militari, già condannati in patria. Al tenente spettava il compito di «trattare» i «prigionieri». I regolamenti dell’epoca parlano di «classificazione», «internamento», «separazione», «evacuazione», «custodia», «rieducazione». Il gergo tecnico dietro cui si nascondevano le sevizie.






