I soldi per tagliare le tasse sui carburanti non possono essere più spesi perché il patto di stabilità non lo permette. I 14,9 miliardi messi a disposizione dalla Commissione Europea con il prestito «Safe» non possono essere dati al riarmo perché l’Italia ha un deficit troppo alto. E allora dirottiamo i soldi destinati alle regioni per scuole, strade e ospedali e usiamoli per curare gli effetti del caro-energia. Del resto, come ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al ministro Guido Crosetto: «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la Difesa».

Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue ANSA/MATTEO CORNER

COSÌ IERI È ARRIVATA una lettera di Raffaele Fitto, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente esecutivo della Commissione Europea. Il testo è stato inviato ai ministri competenti e ha esortato i governi a usare con urgenza circa 35 miliardi di euro a livello comunitario, di cui 7 miliardi all’Italia, contro gli effetti della crisi energetica. I tempi sono brevi: i soldi vanno spesi entro il prossimo 31 dicembre nel miglioramento energetico di scuole, musei, impianti sportivi e per il sostegno alle famiglie e alle imprese energivore.

LA LETTERA HA SCATENATO le critiche della presidente del Comitato delle Regioni Ue, la finlandese Kata Tutto. I fondi di coesione non sono un «bancomat di emergenza» per tappare i buchi dei bilanci nazionali. Per Kata Tutto, la Commissione Ue costringerà i territori a barattare la pianificazione strutturale con una temporanea «aspirina politica». Ciò peggiorerà un sottoinvestimento cronico e sottrarrà risorse a progetti di sviluppo locale già avviati. Sarà la «morte della transizione giusta» sostenuta da Bruxelles. Fitto ha respinto la metafora del bancomat e ha sostenuto che la flessibilità dei fondi era stata sollecitata dalle stesse regioni. A suo avviso Bruxelles non impone un obbligo sull’uso dei fondi. La scelta di rimodulare le risorse spetterà ai governi e alle regioni.