Non preoccupatevi, prima o poi i lavacri della coscienza arrivano anche nel giornalismo italiano. Succederà anche su Donald Trump e sul Medio Oriente, garantito. Non ci credete? Ho letto in questi giorni un testo illuminante, “Carte false – peccati e peccatori del giornalismo italiano”, scritto da Giampaolo Pansa per Rizzoli nel lontano 1987. Eccovi qualche passo: “Racconta Giorgio Bocca a Walter Tobagi: «Andai quattro volte nel Vietnam, e feci dei servizi che piacquero alla sinistra italiana: in parte perché raccontavo la verità sulla formidabile guerriglia vietnamita, in parte perché mi autocensuravo». Chiede Tobagi: «Vuoi dire che tacevi alcuni aspetti della situazione vietnamita?». E Bocca: «Succedeva questo: la mitizzazione della rivolta vietnamita e la demonizzazione degli americani erano giunte a un tale livello che non era possibile raccontare una verità che avesse però il marchio di informazione Usa»”. Ma guarda un po’: chissà che un domani non succeda anche per chi ci racconta la rava e la fava del Medio Oriente. Ancora? Ecco a voi Tiziano Terzani, implacabilmente ricordato da Pansa così: «Su Repubblica il 29 marzo 1985, Terzani stampa un articolo difficile da dimenticare. Titolo: Pol Pot, tu non mi piaci più. Scrive ricordando la primavera del 1973: (...) “L’idea che i Khmer rossi fossero dei brutali e metodici assassini non mi aveva mai sfiorato. Così, quando Phnom Penh, che avevo lasciato da poco, cadde nelle loro mani, dalla Thailandia cercai di raggiungere quei colleghi che erano rimasti in città per raccontare la liberazione…”». Manco a quelli che parlano di Hezbollah o Hamas.
Giornalisti pentiti, ma molto dopo - ItaliaOggi.it
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